10:22 29 Ottobre 2020
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I magistrati dovranno rispondere in sezione disciplinare su un l'incontro in un albergo di Roma, per concordare le nomine al vertice delle procure italiane.

La procura generale della Corte di Cassazione ha chiesto il processo alla sezione disciplinare del Csm per i magistrati coinvolti nel caso Palamara. Lo ha annunciato in conferenza stampa alla Suprema Corte, il procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi. 

Si tratta di un primo passo contro le dieci toghe che nel maggio 2019 tennero una riunione all'Hotel Champagne di Roma per discutere delle nomine alle procure, tra cui quella di Roma. Tra le azioni disciplinari contestate ai magistrati, ci sarà l'interferenza nell'esercizio degli organi costituzionali, per l'offensività delle condotte tenute, ha precisato Salvi. 

"L’elemento sta nel fatto che le scelte venivano esposte in relazione a condotte, richieste o temute, rispetto a posizioni processuali per favorire qualcuno o danneggiare qualcun altro", ha spiegato il pg di Cassazione. 

Oltre a Luca Palamara e i 5 membri dimissionari del Csm, Antonio Lepre, Luigi Spina, Corrado Cartoni, Gianluigi Morlini e Paolo Criscuoli, Cosimo Ferri, anche l’ex pm romano Stefano Fava, l’ex pm della Dna Cesare Sirignano e due magistrati segretari del Csm, che però hanno un ruolo minore, in base a quanto riferito da Salvi.

In relazione alla posizione di Cosimo Ferri, attualmente deputato di Iv, la procura ha chiesto alla sezione disciplinare del Cms l'autorizzazione a usare le conversazioni intercettate alla Camera’’, ha specificato Salvi. 

Tuttavia, la procura sta ancora analizzando le chat contenute nel cellulare di Palamara, per cui "non è possibile parlare di numeri e nomi" e "non ci può essere alcuna anticipazione fino a quando le persone coinvolte non avranno avuto la notificazione dei provvedimenti’’, precisa il pg in conferenza stampa.

La procura generale della Cassazione, ha spiegato Salvi, sta ancora lavorando all’esame delle chat contenute nel telefono cellulare di Palamara. 

Dure le parole di Salvi, per cui la vicenda scaturita dall'indagine della procura di Perugia, "segna un punto di non ritorno". 

"L’impatto sull’opinione pubblica è stato pessimo, ma c’è un gran desiderio di voltare pagina", osserva.

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magistratura, Italia
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