23:20 28 Novembre 2020
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Si vantavano di essere degli affiliati al clan dei Casalesi e di aver fatto parte della camorra di Cutolo, con queste argomentazioni imponevano il racket in provincia di Caserta.

Non si accontentavano di poche decine di euro, i commercianti dovevano almeno 200 o 300 euro al mese e in alcuni casi fino a un terzo del fatturato complessivo.

Questo era il tariffario del racket delle estorsioni a Teano, in provincia di Caserta, imposto da sette uomini che si vantavano di aver militato nella camorra di Raffaele Cutolo e di appartenere ora al clan dei Casalesi.

Delle volte queste argomentazioni bastavano a imporre il “pizzo”, ma quando l’imprenditore non voleva piegarsi allora si passava alle minacce di morte e poi alla violenza fisica condotta con armi improprie o arrecando danni consistenti al patrimonio dell’imprenditore o commerciante taglieggiato.

Tutto questo è stato scoperto dagli investigatori della Polizia di Stato durante una indagine condotta tra il 2016 e il 2018 frutto di intercettazioni telefoniche e telematiche, appostamenti e perquisizioni.

La “forza di intimidazione del gruppo criminale” è stata stroncata dalla Squadra mobile di Caserta con la collaborazione di quella di Varese e con il supporto del Reparto prevenzione crimine della Campania e dei reparti volo e cinofili di Napoli.

L’attività di intermediazione coercitiva

Quando l’imprenditore non era in grado di pagare il suo fornitore, quest’ultimo per recuperare la somma si rivolgeva ai membri del clan dei Casalesi e questi si occupavano di fare da intermediari.

Il recupero dei crediti vantati dal fornitore avveniva con minacce e violenze personali.

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Camorra, Campania
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