06:59 02 Dicembre 2020
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Un avvocato di Usmate Velate (Monza) è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Monza a quattro anni di reclusione e all'interdizione dalla professione per cinque anni, con l'accusa di stalking giudiziario. E’ la prima volta che accade in Italia.

Lo stalking giudiziario è il reato compiuto da chi mette in atto persecuzioni, vendette o molestie nei confronti di un’atra persona. Tale fattispecie è prevista dall’art. 612 bis del Codice Penale, che disciplina il reato di ‘atti persecutori’ in generale.

Chi commette stalking giudiziario cerca di soddisfare un interesse personale di persecuzione della vittima o di un suo familiare, con reiterate azioni riproposte nel tempo, civili o penali, dettate da odio, vendetta, rivalità, invidia, interessi economici, interessi ereditari o per pura perversione mentale mirante a dare fastidio, arrecare danno, o in generale molestare, al fine di modificare le abitudini e il tenore di vita della vittima, farle perdere il lavoro, la salute, portarla all’esaurimento psicofisico.

Le sentenze di condanna per stalking giudiziario sono ancora tuttavia limitate e sostanzialmente relative alle diatribe tra coniugi in fase di separazione, difficili rapporti di vicinato o condominio, o tra amori finiti nei quali, una delle due parti, non necessariamente l’uomo, non si rassegna alla rottura del rapporto.

Il principio, tuttavia, è estensibile a qualsiasi controversia. Il caso verificatosi a Usmate Velate, in provincia di Monza, è però una novità assoluta per l’Italia – un avvocato ha intentato oltre 200 cause civili e penali nei confronti di un suo ex cliente da quando, nel 2011, questi decise di interrompere la loro collaborazione.

"Con il ricorso sistematico e strumentale ad incessanti e infondate azioni giudiziarie, l'avvocato arrecava molestie ai predetti, costringendoli a modificare le loro abitudini di vita ed esponendoli a continue spese processuali e a gravi ricadute sul piano dell'immagine professionale e personale", si legge nel capo di imputazione.

Risultato – quattro anni di reclusione e interdizione dalla professione per cinque anni, ha sentenziato il primo grado di giudizio.

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