00:36 26 Novembre 2020
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Pochi giorni prima la Cassazione aveva pubblicato le motivazioni sulla decadenza dell'aggravante mafiosa nel processo per Mafia Capitale.

Massimo Carminati, uomo chiave dell’inchiesta Mafia capitale, legato agli ambienti neri di Roma, dopo oltre cinque anni e mezzo tornerà libero. Il Tribunale della Libertà ha deciso per la sua scarcerazione. 

Una vittoria per il legali del Carminati, Cesare Placanica e Francesco Tagliaferri, ottenuta dopo tre rigetti con il meccanismo di contestazione a catena, per scadenza dei termini della custodia cautelare. 

“Siamo soddisfatti che la questione tecnica che avevamo posto alla Corte d’Appello e che tutela un principio di civiltà sia stata correttamente valutata dal Tribunale della libertà”, spiega Placanica all’AdnKronos

Decaduta l'aggravante mafiosa

La scarcerazione arriva dopo la pubblicazione delle motivazioni con cui la Cassazione spiegava, in un faldone di 379 pagine, l'impossibilità di contestare l’aggravante mafiosa nell'associazione a delinquere dell’inchiesta Mondo di Mezzo, demolendo l'impianto accusatorio e ribaltando le sentenze dei processi.

Secondo gli ermellini l'assenza di intimidazione e uso delle armi è incompatibile con il riconoscimento del "metodo mafioso". Così i reati contestati agli imputati sono stati declassati a "gravi reati contro la pubblica amministrazione, oltre che per la partecipazione alle associazioni criminali”.

“Appare evidente, dalla sentenza di secondo grado, che non risulta affatto il ruolo di Massimo Carminati quale terminale di relazioni criminali con altri gruppi mafiosi”, rimarca la Sesta sezione penale. “Nessun ruolo era gestito da Carminati con settori finanziari, servizi segreti o altro; la gestione delle relazioni con gli amministratori era compito quasi esclusivo di Salvatore Buzzi, avendo Carminati relazioni determinanti solo con alcuni ex commilitoni” dell'estrema destra romana. 

Decade quindi l'accusa di essere stato il collegamento con i clan romani dei Casamonica, dei fratelli Senese e con alcuni componenti della banda della Magliana. 

Chi è Massimo Carminati

Massimo Carminati, giovane militante della destra neofascista durante gli anni di piombo, era vicino ai NAR di Giusva Fioravanti e Francesca Mambro. Aveva frequentazioni con Franco Giuseppucci e Maurizio Abbatino, i boss della Banda della Magliana detti Er Negro e Crispino, di cui divenne presto pupillo. 

Forte di questi contatti, Carminati costituì un gruppo terroristico con Alessandro Alibrandi e Claudio Bracci, che si autofinanziava rapinando banche e gioiellerie. La collaborazione tra il gruppo politico-terrorista e quello criminale si fece sempre più stretta, collegandosi alle vicende nere che hanno macchiato di sangue la storia italiana. 

Venne coinvolto nell'inchiesta Mafia Capitale, nota anche come operazione Mondo di Mezzo, che aveva preso il via da un articolo lanciato dall'Espresso a firma Lirio Abate, sulle collusioni tra funzionari pubblici di Roma e ambienti criminali legati all'estrema destra.

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Mafia, Roma, Italia
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