15:16 24 Ottobre 2020
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I vescovi italiani intervengono contro i testi di legge sull'omotransfobia, presentati alla Camera, affermando che non è necessaria una nuova legge, ma che l'introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide.

La Conferenza Episcopale Italiana, assemblea permanente dei vescovi italiani, si è espressa riguardo i nuovi testi di legge sull'omotransfobia, in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati e che dovrebbero essere votati a luglio, affermando che si tratta di norme non necessarie e che potrebbero scaturire ulteriori violenze.

"Le discriminazioni, comprese quelle basate sull’orientamento sessuale, costituiscono una violazione della dignità umana. Trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking… sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini." si legge nella nota pubblicata dalla CEI.

Ulteriori norme potrebbero causare derive liberticide

"Un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte. [...] Sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma, e non la duplicazione della stessa figura, significherebbe introdurre un reato di opinione" continua la nota della CEI.

La preoccupazione dei vescovi italiani riguarda di fatto la possibilità che nuove norme contro l'omotransfobia possano limitare o andare contro la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso e propongono una maggiore osservanza delle norme già in vigore, con l’impegno educativo nella direzione di una seria prevenzione, che contribuisca a scongiurare e contrastare ogni offesa alla persona.

Reazioni dal mondo della politica

"Sono molto sorpresa dalla reazione dei vescovi contro la legge sull'omotransfobia che stiamo discutendo in commissione. Affermare, come fanno i vescovi italiani, che esistono già adeguati presidi per contrastare questo fenomeno significa non voler prendere atto di una dura realtà di discriminazione nei confronti della quale noi sentiamo la responsabilità politica ed etica di intervenire" ha replicato la Presidente della commissione Giustizia della Camera Francesca Businarolo.

A proposito delle dichiarazioni della CEI commenta anche il relatore della legge riguardo l'omotransfobia Alessandro Zan:

"Sorprendono le critiche della Presidenza Cei alla legge contro l'omotransfobia, il cui testo unificato ancora non è stato depositato e su cui stiamo ancora lavorando. Lo ripeto, non verrà esteso all'orientamento sessuale e all'identità di genere il reato di 'propaganda di ideè come oggi è previsto dall'art. 604 bis del codice penale per l'odio etnico e razziale. Dunque nessuna limitazione della libertà di espressione o censura o bavaglio come ho sentito dire in questi giorni a sproposito".

Agli inizi di febbraio la Svizzera ha votato in referendum per decidere se trattare la discriminazione sessuale come un reato criminalmente punibile o no. Con circa il 60% dei sì la Svizzera ha deciso di definire ufficialmente l'omofobia come reato pari a quello di discriminazione razziale.

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