12:33 08 Luglio 2020
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Dalle intercettazioni dell'ex presidente Anm, emerge anche una serie di insulti nei confronti del procuratore di Catanzaro, in una chat di magistrati.

Continuano a fare clamore le chat catturate dal trojan inserito nel telefono cellulare di Luca Palamaro, finite agli atti dell'inchiesta di Perugia. Dopo le intercettazioni riguardanti Salvini, è la volta di alcuni commenti al vetriolo nei confronti di Nicola Gratteri, a capo della procura antimafia di Catanzaro, resi noti da Il Quotidiano del Sud. 

“Purtroppo è un matto vero, va fermato, non può continuare così”, prosegue Palamara parlando del procuratore di Catanzaro. Segue una valanga di commenti e frecciate tra i magistrati che partecipano alla chat, "Le solite cazzate", "Sta diventando patetico", dice un altro, secondo quanto riportato da il Quotidiano.   

Nella discussione sarebbe intervenuto anche Giovanni Bombarderi, sostenuto da Palamara, aggiunto di Catanzaro e quindi braccio destro di Gratteri. Alla notizia della sua nomina all'unanimità a procuratore di Reggio Calabria, il 29 marzo dello stesso anno, dal cellulare di Palamara partono due messaggi, uno indirizzato a Forciniti, in cui scrive "Gratteri muore", e uno inviato allo stesso Bombardieri, "Gratteri è svenuto?". 

Ma non ci sarebbero solo battutine sarcastiche nelle chat intercettate. Nelle varie discussioni emerge anche un interesse di Palamara nei confronti dell'attività di Gratteri. In una discussione il pm avrebbe infatti chiesto se ci fossero indagini in corso di Catanzaro sulla procura di Reggio Calabria. Precedentemente Palamara aveva assicurato a un magistrato: "saneremo la situazione di Catanzaro". 

Lo scandalo Palamara

Il caso Palamara è tornato alla ribalta mediatica in seguito a delle nuove pubblicazioni di intercettazioni di chat, risalenti al 2018, acquisite nell'inchiesta. 

Sebbene la situazione processuale dell'ex presidente di ANM abbia visto un miglioramento, in seguito all'esclusione del capo di accusa di corruzione, le intercettazioni riportate dalla stampa hanno suscitato un vespaio per via di alcune espressioni riferite al leader leghista Matteo Salvini, relative al periodo in cui ricopriva la carica di ministro degli Interni. 

“C’è anche quella m**** di Salvini, ma mi sono nascosto”, avrebbe detto il pm nel corso di una discussione, mentre interloquendo con  suo ex-collega romano Paolo Auriemma, aveva parlato della necessità di attaccare l'ex capo del Viminale, relativamente alla questione degli sbarchi di migranti sulle navi delle Ong. 

“Mi dispiace dover dire che non vedo dove Salvini stia sbagliando - avrebbe detto Auriemma - Illegittimamente si cerca di entrare in Italia. E il ministro dell’Interno interviene perché questo non avvenga". 

“No, hai ragione. Ma ora bisogna attaccarlo”, avrebbe risposto Palamara. 

Questi scambi, che non hanno alcuna rilevanza penale, hanno scatenato una bufera sulla magistratura, accusata di essere politicizzata. 

Luca Palamara è stato accusato di corruzione nell'ambito di un'indagine della Procura di Perugia. Secondo gli inquirenti avrebbe favorito con nomine Fabrizio Centofanti, poi arrestato nel 2018 per frode fiscale, in cambio di viaggi e regali. 

Nel corso dell'inchiesta l'accusa per corruzione in atti giudiziari, per aver facilitato la nomina a procuratore capo di Gela di Giancarlo Longo, in cambio di un compenso di 40 mila euro, è caduta. Restano le altra accuse. 

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