05:47 10 Luglio 2020
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Il pm aveva richiesto sette anni, mentre i legali dell'imputata hanno già preannunciato che faranno ricorso in appello.

Il Tribunale di Prato ha emesso una sentenza che condanna a sei anni e sei mesi la donna di 32enne accusata per il reato di violenza sessuale nei confronti di un minorenne dal quale due anni fa aveva anche avuto un bambino. 

Il pm aveva chiesto una condanna a sette anni. Giudicato colpevole anche il marito della donna del reato di falsa attestazione, dopo che questi aveva dichiarato di essere il padre naturale del bambino, per una pena inflitta di un anno e otto mesi.

L'accusa aveva chiesto due anni per il marito della donna, per il quale sono tuttavia state riconosciute delle attenuanti, con i giudici che lo hanno considerato la "seconda vittima" della moglie dopo il minore, il quale all'epoca dei fatti aveva appena 13 anni.

A processo i legali della 32enne avevano invece richiesto l'assoluzione per tutti i capi d'imputazione contestati e hanno già annunciato la propria intenzione di ricorrere in appello.

Un'indagine durata un anno

L'indagine sul caso aveva avuto inizio circa un anno fa, nei primi giorni di marzo 2019, in seguito ad un esposto dei genitori della vittima, che in passato aveva ricevuto delle lezioni private dall'imputata, ai quali aveva raccontato della relazione avuta con la sua insegnante e del fatto di essere diventato padre del bambino nato pochi mesi prima.

I test del Dna, effettuati con il consenso della 32enne, comprovarono la paternità del giovane, portando alla misura cautelare degli arresti domiciliari per l'indagata per rischi di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato.

Le informazioni raccolte dagli inquirenti, basate anche sui dati delle chat estrapolate dai cellulari, hanno dimostrato che l'allora 30enne aveva fatto pressione sull'adolescente affinché questi non interrompesse la relazione.

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