09:29 14 Luglio 2020
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I giudici contabili rilevano anche un preoccupante esodo di medici formatisi in Italia - 9.000 in otto anni - per via dei bassi stipendi e della carenza di assunzioni.

Il depotenziamento della sanità territoriale, non soltanto ha sfavorito tutti quei cittadini ammalati cronici o disabili, ma ha anche ridotto le difese complessive del sistema, indebolendo quella "prima linea" che avrebbe dovuto dare una pronta risposta all'emergenza epidemica, senza sovraccaricare le strutture ospedaliere. A dirlo è la Corte dei Conti, nel recente rapporto sul coordinamento sulla finanza pubblica. 

Per la Corte "una adeguata rete di assistenza sul territorio non è solo una questione di civiltà a fronte delle difficoltà del singolo e delle persone con disabilità e cronicità, ma rappresenta l'unico strumento di difesa per affrontare e contenere con rapidità fenomeni come quello che stiamo combattendo". 

"L'insufficienza delle risorse destinate al territorio - proseguono i giudici contabili - ha reso più tardivo e ha fatto trovare disarmato il primo fronte che doveva potersi opporre al dilagare della malattia e che si è trovato esso stesso coinvolto nelle difficoltà della popolazione, pagando un prezzo in termini di vite molto alto".

La fuga del personale medico

Le scelte degli ultimi dieci anni relative alla sanità pubblica, a partire dalla graduale riduzione degli investimenti pubblici e il crescente ruolo della spesa a carico dei cittadini, con la conseguente contrazione del personale a tempo indeterminato, ha provocato una fuga dei medici all'estero. 

Secondo i dati Ocse, negli ultimi otto anni sono 9.000 i medici formati in Italia costretti ad emigrare in Paesi stranieri. In particolare, ad accogliere i medici italiani, sono GB, Germania, Svizzera e Francia, "mercati che più degli altri hanno rappresentato una soluzione alle legittime esigenze di occupazione e adeguata retribuzione quando non soddisfatte dal settore privato nazionale". 

Questa condizione, avverte la Corte, "rischia di rendere le misure assunte per l’incremento delle specializzazioni poco efficaci, se non accompagnate da un sistema di incentivi che consenta di contrastare efficacemente le distorsioni evidenziate".

Inoltre i giudici contabili lanciano l'allarme sugli infermieri, il cui numero "nel nostro Paese è molto inferiore alla media europea il numero degli operatori laureati e più limitati sono i margini di un loro utilizzo, nonostante il crescente ruolo che questi possono svolgere in un contesto di popolazione sempre più anziana". 

La carenza del personale medico-infermieristico è dovuta, spiega il rapporto, ai vincoli posti all'assunzione dovuti alla riduzione nella pesa del settore sanitario pubblico. 

Tags:
medici, sanità, Italia
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