13:29 31 Maggio 2020
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La multinazionale americana, nonostante la pandemia e la moratoria sui licenziamenti, ha annunciato 190 esuberi da lunedì. I sindacati non ci stanno e proclamano lo sciopero ad oltranza ma per l'azienda è tutto in regola.

La Jabril di Marcianise ha annunciato il licenziamento di 190 lavoratori dello stabilimento di Marcianise. Il provvedimento unilaterale diventerà esecutivo lunedì 25 aprile, giorno in cui scadono i termini della cassa integrazione unilaterale. I sindacati protestano per una decisione che giunge nonostante il decreto Rilancio che proroga la moratoria dei licenziamenti sino a metà agosto. Ma l'azienda per l'azienda la procedura è regolare. 

"Licenziare 190 lavoratori durante una pandemia è una decisione intollerabile e illegale, un atteggiamento irresponsabile da parte della multinazionale statunitense. In piena emergenza sanitaria ed economica, infischiandosene dei decreti del Governo italiano che li vieta, e non rispettando gli impegni presi al Ministero dello Sviluppo economico, Jabil mette in mezzo alla strada 190 lavoratrici e lavoratori con le loro famiglie, in un territorio già in grave difficoltà".

Così la Fiom-Cgil, in un comunicato stampa diffuso giovedì 21 maggio, che proclama lo sciopero ad oltranza e chiede "una pronta risposta e un intervento immediato del Presidente del Consiglio Conte, del Ministro Patuanelli e di tutto il Governo perché non può essere permessa una decisione inaccettabile come questa che può rappresentare un inammissibile precedente".

“È inaudito quanto è stato deciso dalla multinazionale americana – sottolineano Palombella e Paliani – e comunicato oggi alle segreterie nazionali sindacali di Fim Fiom e Uilm. Da stasera è stato dichiarato uno sciopero a tempo indeterminato e metteremo in campo ulteriori forme di protesta e di mobilitazione presso tutte le sedi istituzionali per tutelare e salvaguardare i lavoratori che tra quattro giorni verranno licenziati”, si legge in una nota diramata da Uilm- Uil.

Il procedimento di licenziamento

Con la procedura avviata il 24 giugno 2019, il gruppo statunitense di elettronica ha favorito l'esodo volontario con piani di ricollocamento o buoni uscita di 160 lavoratori, su un totale di 350 esuberi sui 700 dipendenti impiegati nello stabilimento casertano. 

La risoluzione dei rimanenti 190 rapporti di lavoro arriva tenendo conto che "da diversi anni a questa parte - si legge in una nota aziendale - il sito Jabil di Marcianise si è dovuto confrontare con un contesto economico sfidante, volumi in calo e risorse sotto-utilizzate". 

Paliani (Uilm) accusa la società di aver intascato gli aiuti del governo per l'emergenza covid per poi andarsene. “Ci si rende conto? – sottolinea il sindacalista, secondo quanto riferisce Repubblica – Una multinazionale che prima sfrutta l’ammortizzatore sociale previsto per l’emergenza sanitaria ma poi rinuncia alla proroga di cinque settimane consentita dal nuovo decreto del governo. Una vera provocazione”.

Ma l'azienda dichiara di essersi attenuta alle norme del decreto di aprile, che prevede la sospensione dei licenziamenti avviati dopo il 23 febbraio, quindi non riguarderebbe la procedura di Jabril, che si trova così di fatto con le mani slegate per poter risolvere i rapporti di lavoro. Intanto i lavoratori si mobilitano in presidio davanti ai cancelli dello stabilimento. 

 

 

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Coronavirus, licenziamenti, Italia
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