05:41 28 Settembre 2020
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Maxi operazione della Guardia di Finanza in Sicilia che ha portato all'arresto tra gli altri del Commissario regionale per l'emergenza Covid-19 Antonio Candela, si riteneva il 'capo condominio' della sanità Siciliana.

In Sicilia l’operazione denominata ‘Sorella Sanità’ ha portato alla scoperta di un sistema intricato e complesso volto a pilotare le gare d’appalto del sistema sanitario dell’intera Regione Siciliana.

Il regista del sistema Antonio Candela di 55 anni, attuale Coordinatore della struttura regionale per l’emergenza Covid-19 in Sicilia. Agli arresti anche il direttore dell’Asp di Trapani Fabio Damiani di 55 anni.

Grazie alla loro posizione apicale nella Asp e con la collaborazione di faccendieri, amministratori delegati di società del settore sanitario e dell’energia, hanno pilotato gare di appalto per un valore complessivo di 600 milioni di euro.

La figura di spicco in questa vicenda è Antonio Candela, che attualmente si trova ai domiciliari. Questi è stato commissario straordinario prima e poi direttore generale dell’Asp di Palermo.

Candela si era reso protagonista di importanti iniziative volte a migliorare la trasparenza e la legalità dell’Ente che dirigeva e aveva ricevuto i complimenti dell’allora governatore Rosario Crocetta e dall’assessore alla Sanità Lucia Borsellino. Candela aveva infatti fatto risparmiare importanti somme di denaro alla Regione, revocando gare d’appalto per un valore complessivo di 54 miliardi di euro, riporta l’Ansa. Le revoche delle gare d’appalto portarono in seguito a ricorsi al TAR e al Consiglio di stato, che avevano dato quasi sempre ragione a Candela.

Pessima personalità

Il Gip della procura di Palermo che ha condotto le indagini, ha scritto di Candela come una “pessima personalità” che considerava la sanità Siciliana come “un condominio” in cui lui era il “capo condominio”, come hanno rivelato le intercettazioni condotte dalla Guardia di Finanza.

Operazione ‘Sorella Sanità’

Il Gip ha disposto il sequestro di ben 7 società con sede legale in Sicilia e Lombardia e di 160mila euro di tangenti già versate.

Sul complessivo le tangenti promesse ai pubblici ufficiali ammonterebbero a 1,8 milioni di euro, utili a facilitare l’aggiudicazione di gare d’appalto per un valore complessivo di 600 milioni di euro.

La prima gara pilotata oggetto dell’inchiesta risale al 2016. Le gare d’appalto riguardavano in particolare la gestione e manutenzione delle apparecchiature elettromedicali degli ospedali della Sicilia.

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Sicilia, sanità
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