18:01 08 Agosto 2020
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Il Senato ha respinto la prima mozione di sfiducia al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede presentata dal centrodestra. Dopo il voto conseguente bocciata anche la seconda mozione presentata da Emma Bonino.

La mozione è stata respinta con 160 voti contrari e 131 sì. C'è stato un astenuto. Dopo il Senato ha votato sulla seconda mozione, presentata da Emma Bonino. Il Senato ha respinto anche la seconda mozione: 158 voti contrari, 124 favorevoli e 19 astenuti. 

"Sono soddisfatto, ora al lavoro", così ha commentato i risultati del voto Bonafede.

Emma Bonino di +Europa ha accusato Bonafede di utilizzare la Giustizia non come garanzia di tutti i cittadini, ma come strumento di moralizzazione civile. Per Bonino Bonafede è “ministro del sospetto” e non giova più all’Italia che resti al suo posto.

Dopo i risultati della votazione il leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni ha attaccato Bonafede in un messaggio su Twitter: "Bonafede nel 2016 affermava che bisognava dimettersi anche per semplici sospetti. Che aspetta allora ad andare a casa? L'ipocrisia pentastellata non ci stupisce più, ma spiace per gli italiani delusi dalle loro false promesse. FDI al loro fianco per rappresentarli dignitosamente", ha scritto.

In precedenza durante la sua replica al Senato Bonafede si è difeso: "Quando si giura sulla Costituzione come Ministro della Repubblica, si decide di essere, in tutto e per tutto, uomo delle istituzioni".

Parlando della nomina del Capo del Dap ha detto che "non ci furono condizionamenti. Chi lo sostiene se ne faccia una ragione. Non sono più disposto a tollerare alcuna allusione o ridicola illazione!"

Bonafede è stato "salvato" grazie ai voti di Italia Viva. Secondo il leader Iv Matteo Renzi il no alla sfiducia perché a Italia Viva non interessano “poltrone”, ma gli interessa piuttosto sbloccare i “cantieri” con il piano shock che porta avanti da alcuni mesi.

In risposta i leader della Lega Matteo Salvini e di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni hanno irriso sui social il dietrofront di Matteo Renzi.

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