03:07 31 Maggio 2020
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Coronavirus in Italia: prosegue la fase 2 (10-20 maggio) (105)
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8 milioni di italiani hanno fatto smart working e da questo test forzato ne è uscito un risultato sorprendente, le donne sono quelle che lo hanno apprezzato meno, ma il 94% è concorde: si recuperano ore di vita.

Anzitutto, è smart working oppure home working quello che 8 milioni di italiani hanno svolto in questi ultimi due mesi di lockdown?

Come ha fatto notare Susanna Camusso, ex segretario della Cgil, questo è home working e cioè lavoro da casa, mentre lo smart working come definito dalla ex Legge n.81/2017 è “una modalità di lavoro senza vincoli spazio temporali ma organizzata per fasi, cicli e obiettivi. Lo smart working, inoltre, non è Telelavoro perché quest’ultimo è più rigido”.

Insomma gli italiani e le italiane che lo hanno praticato in questo tempo “di prova” in tutti i sensi, hanno svolto lavoro da casa, ma lo hanno apprezzato oppure no?

Secondo l’indagine Cgil/ Fondazione Di Vittorio, ‘Quando lavorare da casa è… Smart?’, si dovrebbe rispondere con un neologismo: ‘nì’ o con sì e no.

La percezione è di essersi portati il lavoro a casa e quindi per il 45% dei 6.170 intervistati non è cambiato nulla se non il contesto in cui lo si fa, mentre per il 32% è cambiato solo parzialmente.

L’home working in parte apprezzato

L’indagine, che spiega Cgil non è a carattere scientifico, mette comunque in evidenza come ci siano degli aspetti assolutamente positivi, ma anche degli aspetti negativi.

Csaba Posta, specialista IT che lavora da casa, studia con sua figlia Vilma durante la quarantena per l'epidemia del coronavirus a Budapest, Ungheria, il 19 marzo 2020
© REUTERS / Bernadett Szabo

Le donne sono quelle che lo hanno apprezzato di meno, perché al questionario hanno risposto: “Quando si torna in ufficio?” Per il mondo femminile fare home working ha significato vivere un continuo lavorare senza soluzione di continuità, tra lavoro retribuito dal datore e il lavoro a casa a favore della propria famiglia e con lo svantaggio aggiuntivo di non poter uscire di casa se non per fare la spesa degli essenziali: tutto il resto era chiuso.

Chi ha fatto home working?

Il 66% dei rispondenti proveniva dal settore privato e il 34% dal settore pubblico.

Il 65% è donna e solo il 35% è di sesso maschile. Lo hanno fatto principalmente al Nord con un picco del 28% al Nord-Est, mentre al Centro lo ha fatto il 24% e al Sud solo il 14%, seguito dalle Isole 13%.

Quasi la metà di chi lo ha fatto aveva la laurea (45%) e il 52% il diploma di scuola superiore.

Per quanto riguarda l’età, preponderante la fascia 35 – 54 anni con il 64%, seguita dalla fascia 55 – 64 anni (29%).

Soddisfatti oppure no?

Le donne considerano questa modalità più stressante e alienante, ma anche più complicata da gestire. Gli uomini all’opposto la trovano leggermente più stimolante e soddisfacente.

Ma se c’è una cosa che mette d’accordo il 94% del campione intervistato, è che il lavoro da casa fa risparmiare tempi di pendolarismo casa-lavoro, consente flessibilità nel lavoro, rende efficace il lavoro per obiettivi.

Permette inoltre il bilanciamento dei tempi di lavoro e il 55% ritiene che si riduca lo stress lavoro-correlato, mentre il 58% ritiene che questa modalità consenta di stare al passo con i cambiamenti in atto.

Cura della casa e dei propri cari e maggiore tempo libero, sono altri aspetti messi in evidenza.

Il nuovo mondo dell’home working o un ritorno al passato?

Nelle società preindustriali, che noi non abbiamo vissuto, il lavoro a casa o in prossimità di esso scandiva la vita delle comunità nei villaggi e nelle città. Il lavoro non si trovava in una fabbrica o in un ufficio distante chilometri da casa, ma accanto o sotto l’unità abitativa.

L’home working è per certi versi un “ritorno al passato”, ma con l’innovazione delle tecnologie odierne: probabilmente trasformerà le società nel prossimo futuro.

Twitter Inc. ha già deciso che i dipendenti che vorranno potranno continuare a fare home working per sempre.

Il cambiamento per l’infrastruttura dei trasporti pubblici e per i servizi di prossimità, è facilmente immaginabile in uno scenario dove milioni di italiani lavoreranno da casa.

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