05:01 02 Giugno 2020
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Coronavirus: superati i 4 milioni casi nel mondo (10-20 maggio) (103)
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Un disegno apparso sulla copertina della Domenica del Corriere quasi sessant’anni fa, rivisto a inizi nuovo secolo sembrò aver anticipato l’invenzione del Segway, rivisto oggi sembra la premonizione di un futuro distopico verso il quale le nostre risposte alla pandemia di cononavirus sembrano volerci condurre.

Walter Molino fu uno dei più grandi illustratori italiani. Nato nel 1915 a Reggio Emilia, si spense nel 1997 a Milano dopo una intera vita di caricature, vignette, fumetti, illustrazioni e quadri di una fattura straordinaria per tecnica e capacità reinterpretative della realtà.

Iniziò giovanissimo e disegnò per periodici quali Il Monello, Intrepido, Bertoldo, L’Audace, Topolino, Corriere dei Piccoli e, soprattutto, per ben trent’anni disegnò la prima pagina della Domenica del Corriere.

Ma Molino fu anche un visionario. Nei suoi fumetti di fantascienza immaginava quei futuri a volte utopici, più spesso distopici, che oggi vediamo nei film. Uno dei suoi disegni ha avuto una storia particolare e misteriosa, rivisto oggi. Si tratta della ‘Singoletta’.

Vivremo così? Dopo 60 anni ci siamo quasi

“Vivremo così?” Si domandava quell’edizione della Domenica del Corriere del lontano 1962. Possiamo immaginare che il tema sul quale l’editore gli aveva chiesto riflettere fosse il traffico cittadino.

Per far fronte a questo, Molino deve aver pensato che nel futuro, al crescere della densità della popolazione e il congestionarsi delle metropoli, la soluzione possibile fosse presumibilmente la trasformazione dei mezzi di trasporto fino a renderli verticali e costruiti in modo da occupare lo spazio minimo necessario.

​Molino morì prima di vedere il Segway, quel dispositivo di trasporto inventato da Dean Kamen nel 2001 e che sfrutta una combinazione di informatica, elettronica e meccanica, per trasportare le persone in verticale e ridurre al minimo gli spazi di ingombro.

Isolati e mobili

Un mezzo che non occupa altro che la superficie necessaria ad un singolo passeggero in piedi.

Quando venne inventato il Segway forse qualcuno si rese conto del sillogismo con la visione di Molino, ma solo oggi ci possiamo rendere conto di come questi avesse immaginato qualcosa di ancora più lontano al suo tempo ma vicino al nostro.

Un mezzo di trasporto che non solo trasporta in verticale il passeggero e ha l’ingombro minimo possibile, ma che lo isola anche in una sorta di campana di vetro da tutto il resto del mondo.

L’immagine di un mondo densamente sociale, al tempo stesso socialmente isolato.

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