09:19 14 Luglio 2020
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Coronavirus in Italia, contagi in calo: inizia la fase 2 (2 - 10 maggio) (123)
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Drammatici i dati sulla mortalità diffusi dall'Istat in collaborazione con l'Istituto superiore di Sanità. +49.4% i decessi in Italia durante la fase acuta della pandemia e altissimo il prezzo pagato da Bergamo.

Per la prima volta dall’inizio del contagio l’Istat pubblica un rapporto sulla mortalità della popolazione italiana riferita al nuovo coronavirus. Il rapporto è stato realizzato in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità (Iss), e ha tenuto conto dei dati forniti dall’Anagrafe tributaria, dell’ANPR e dei comuni.

I dati coprono l’87% del territorio nazionale, ovvero 6.866 comuni su un totale di 7.904 e fanno riferimento al primo trimestre “consolidato” 2020. Informazioni importanti per poter valutare al meglio i dati forniti.

I dati e le prime sorprese

La prima sorpresa riguarda il numero di positivi in Italia che sono donne nel 52,7% dei tamponi effettuati e pari a 104.861.

L’età mediana, confermata, è di 62 anni.

Se però si prendono le singole fasce di età, si nota che il numero di contagi è maggiore nei maschi: 0–9 anni; 60-69 anni; 70-79 anni.

Nella fascia di età superiore ai 90 anni le donne contagiate sono più del triplo rispetto agli uomini. Secondo l’Istat questo dato si giustifica col fatto che le donne ultra novantenni sono in “netta prevalenza” rispetto agli uomini.

Letalità maschile più elevata in tutte le fasce d’età, ad eccezione della fascia 0-19 anni.

Crescita dei decessi del 49%

Considerando il livello medio nazionale, nel solo mese di marzo il numero di decessi è aumentato del 49,4% “per il complesso delle cause”.

Considerando il periodo che va dal 20 febbraio al 31 marzo, invece, i decessi sono passati da 65.592 di media (considerando gli anni 2015 – 2019) a 90.946.

L’Istat afferma che vi è un eccesso dei decessi di 25-354 unità, “di questi il 54% è costituito dai morti diagnosticati Covid-19 (13.710)”.

Nelle province più colpite tasso di mortalità più che raddoppiato

Se si considerano le 37 province e i 3.271 comuni del “cratere” dell’epidemia in Italia, allora “i decessi per il complesso delle cause sono più che raddoppiati rispetto alla media 2015-2019 del mese di marzo”.

Tenendo in considerazione il periodo che va dal 20 febbraio al 31 marzo, nelle 37 province il 52% dei decessi in più è da attribuire alla pandemia da nuovo coronavirus.

Le province che hanno pagato un prezzo altissimo

“All’interno di questo raggruppamento le province più colpite dall’epidemia hanno pagato un prezzo altissimo in vite umane, con incrementi percentuali dei decessi nel mese di marzo 2020, rispetto al marzo 2015-2019, a tre cifre: Bergamo (568%), Cremona (391%), Lodi (371%), Brescia (291%), Piacenza (264%), Parma (208%), Lecco (174%), Pavia (133%), Mantova (122%), Pesaro e Urbino (120%)”, si legge nel rapporto.

11.600 morti da correlare

Considerando il periodo dal 20 febbraio al 31 marzo del 2020, l'Istat mette nero su bianco che "esiste una quota ulteriore di circa altri 11.600 decessi per la quale possiamo, con i dati oggi a disposizione, soltanto ipotizzare tre possibili cause":

  1. una ulteriore mortalità associata a Covid-19 (decessi in cui non è stato eseguito il tampone);
  2. una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni, probabili conseguenze della malattia scatenata dal virus in persone non testate, come accade per analogia con l’aumento della mortalità da cause cardiorespiratorie in corso di influenza);
  3. una quota di mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale nelle aree maggiormente affette.

Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 1.389 nuovi casi del coronavirus in Italia portando il totale a 210.717 dall'inizio della pandemia, tra cui 81.654 guariti e 28.884 deceduti.

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Coronavirus in Italia, contagi in calo: inizia la fase 2 (2 - 10 maggio) (123)

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ISTAT, Coronavirus
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