17:59 08 Agosto 2020
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Le forze dell’ordine hanno compiuto un’indagine che ha fatto emergere una rete di comunità revenge porn su Telegram: si tratta di tre canali, conosciuti sull’applicazione di messaggistica, che condividevano contenuti visuali e commenti denigranti nei confronti di donne e minori.

L’operazione “drop the revenge”, coordinata dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni con il coinvolgimento delle procure presso di Milano, Palermo, Bergamo e la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Palermo, ha portato alla scoperta di un vasto network di revenge porn su Telegram.

Sono stati identificati e denunciati tre canali, ciascuno dei quali contava migliaia di followers. Tra gli autori, un ventinovenne di Bergamo, che utilizzava i soprannominati canali per compiere atti di revenge porn nei confronti della sua ex compagna.

Tra le vittime anche diversi personaggi del mondo dello spettacolo come Fedez e Diletta Leotta, che hanno deciso di esporsi in prima persona per dimostrare l’importanza di denunciare questo tipo di comportamenti.

In particolare, l’amministratore di STUPRO TUA SORELLA 2.0 e di IL VANGELO DEL PELO, 35enne della provincia di Nuoro, è stato trovato nell’atto di operare su Telegram quando gli investigatori hanno fatto accesso alla sua abitazione, mentre l’amministratore di LA BIBBIA 5.0 è risultato un minore di 17 anni, il quale, mettendo in vendita le immagini pornografiche dell’archivio La Bibbia 5.0, aveva raccolto circa 5.000 euro - si legge nel comunicato diffuso dal Commissariato della Polizia di Stato Online.

Il comunicato fa notare che l’interessato può richiedere ai social network di rimuovere il contenuto che lo riguarda oppure, nel caso non sia possibile, ricorrere al diritto dell’oblio.

In questo contesto è importante querelare gli atti del revenge porn il prima possibile, siccome una volta apparsi sul web, le immagini denigranti si diffondono velocemente, e di conseguenza in questi casi i danni subiti dalla vittima sono ormai irreparabili.

“Infatti, le indagini svolte dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni in tale ambito sono finalizzate non soltanto a identificare e punire il responsabile del reato, ma anche a intervenire tempestivamente per far rimuovere i contenuti dal web o, quantomeno, limitarne la divulgazione massiva”, spiega la nota.

Nei giorni scorsi un'altra inchiesta della Guardia di Finanza aveva portato alla chiusura di venti canali che diffondevano in formato pdf quotidiani e riviste, violando la norma sui diritti d'autore.

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