04:25 29 Settembre 2020
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Emergenza coronavirus: situazione in Italia (21 aprile - 2 maggio) (148)
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Fatali il fattore demografico, le faglie nel sistema sanitario e gli interessi politici e commerciali. Lo rivela uno studio pubblicato da Associated Press.

L'Italia è stata la prima nazione occidentale ad aver adottato lo stato d'emergenza, il 31 gennaio, che fra le altre cose prevedeva il blocco totale dei voli diretti con la Cina. Ma le misure adottate non sono state sufficienti a mettere al riparo il Paese dal flagello dell'epidemia. 

L'Italia, infatti, è stata anche la prima nazione occidentale in cui il Covid-19 si è abbattuto con un'impressionante violenza, scatenando in Lombardia una "tempesta perfetta". La regione, da sola, ha registrato la metà delle morti avvenute su tutto il territorio nazionale. 

Se l'Italia è il secondo paese la mondo per decessi, con quasi 27 mila vittime, 13.449 morti sono avvenute nella regione lombarda. Il caso si presenta come un rebus per i tanti virologi che tentano di rispondere alla domanda: "perché proprio la Lombardia?".

L'inchiesta pubblicata da Associated Press tenta di fornire delle risposte e individua alcuni "fattori determinanti". 

I tagli dei posti in TI

Nel corso degli anni, i numerosi tagli alla sanità pubblica, hanno causato una riduzione drastica delle sale di terapia intensiva. 
L'Italia con 8,6 letti in rianimazione per 100.000 abitanti, è sottocapacitata rispetto agli standard degli altri Paesi OCSE, che mantengono una media di 15,9 posti per 100.000 abitanti, o rispetto al caso eccellente della Germania, con 33,9 posti per 100.000 abitanti.

A causa della mancanza dei posti in terapia intensiva, i medici di sono visti obbligati a seguire e monitorare i malati da casa. 

"Probabilmente sarà questo il fattore determinante del perché abbiamo un tasso di mortalità tanto alto in Italia", ha detto Maurizio Marvisi, pneumologo italiano in una clinica privata di Cremona. 

La mancanza di informazioni

Inoltre, il sistema sanitario si è trovato semplicemente impreparato dinnanzi all'aggressione di una nuova malattia, di cui era sconosciuto il decorso. In alcuni pazienti il collasso respiratorio avveniva improvvisamente, dopo una fase di apparente stabilizzazione, provocando una rapida e ineluttabile morte. 

"Il rapido deterioramento delle condizioni del paziente, era un'informazione di cui non eravamo in possesso", spiega Marvisi. "Non esiste praticamente nulla a riguardo, nella letteratura medica". 

La carenza di tamponi e Dpi

Oltre alle informazioni, sono mancati i dispositivi di protezione e i tamponi per rilevare la positività al virus.

Il personale medico-sanitario lavorava a contatto con i malati Covid, con protezioni insufficienti, senza poter sapere se fosse o meno contagiato, perché i kit dei test erano pochi e dovevano essere usati solo per i casi gravi. Di conseguenza 20 mila medici italiani si sono contagiati e 150 sono morti. 

La chiusura tardiva di Alzano e Bergamo

Una delle cause che ha portato all'esplosione dell'epidemia, secondo quanto riporta l'inchiesta, è stata la gestione della crisi a livello regionale, poiché le autorità locali hanno imposto le misure di restrizione con settimane di ritardo, come nel caso di Alzano, in provincia di Bergamo. 

Mentre nel lodigiano la zona rossa è stata imposta subito dopo la scoperta dei primi casi, la chiusura di Bergamo è arrivata il 7 marzo, lo stesso giorno in cui il governo ha decretato la chiusura dell'intera regione e il giorno prima che imponesse il lockdown su tutto il paese. 

"Se lo avesse fatto immediatamente, forse si sarebbe potuto fermare il contagio nel resto della Lombardia", ha affermato il dottor Guido Marinoni, capo dell'associazione dei medici in provincia di Bergamo. 
La regione più popolosa e più ricca d'Italia

La Lombardia è la regione più ricca d'Italia, sia come numero di abitanti che come attività industriale. Ma è stato proprio questo doppio vantaggio a favorire, paradossalmente, la trasmissione del virus. 

Con 10 milioni di abitanti, un decimo dell'intera popolazione del Paese, la Lombardia è la regione con più alta densità. La popolosità, così gli scambi commerciali, lo stile di vita, le attività sociali, hanno di certo facilitato la più rapida propagazione del virus. 

Tanto più che alcune aree, come quelle della Val Seriana, sottovalutando la pericolosità del Sars-Cov2 hanno tardato a chiudere, poiché una sospensione della produzione sarebbe stata - come di fatto è stato - un colpo troppo duro all'economia.  

I sindacati e i sindaci delle città più colpite puntano il dito contro Confindustria, ritenuta responsabile di aver impedito il blocco della produzione, per timore dell'elevato costo economico in una regione che produce il 21% del PIL italiano. 

Le residenze per anziani

Un ultimo fattore che ha provocato l'esplosione dell'epidemia, è stato la gestione delle residenze per anziani. La Lombardia ospita il 20% dell'intera popolazione residente in case di riposto e di cura del Paese. 

Dei 3.045 decessi avvenuti tra il primo febbraio e il 15 aprile nelle RSA, sono 1.625 le vittime risultate positive al tampone o con sintomi del Covid-19. Le case di riposo sono attualmente sotto inchiesta dei giudici, che stanno verificando la regolarità della gestione delle RSA durante la pandemia.

 

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Coronavirus, Lombardia, Italia
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