09:25 29 Maggio 2020
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Oggi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte per la prima volta dall'inizio dell'epidemia di COVID-19 si è recato in Lombardia, la regione che più di tutte in Italia è stata martoriata dal nuovo coronavirus.

Nella serata di lunedì il capo del governo si è recato in Lombardia. A Milano ha incontrato il sindaco Giuseppe Sala e il governatore della Regione Attilio Fontana. Dopo gli incontri è parlato con i giornalisti dalla Prefettura del capoluogo lombardo. All'osservazione sul fatto che quella di oggi è la sua prima visita nella regione che ha subito più di tutte le altre gli effetti devastanti del coronavirus, Conte ha spiegato perchè nel pieno dell'emergenza non sia arrivato in questa zona.

"Se fossi venuto nella fase più acuta avrei forse creato intralcio", si è giustificato.

Poi il premier, prendendo atto delle critiche sulle misure della Fase 2, che hanno deluso alcuni che si aspettavano un allentamento più deciso, ha difeso con le unghie e i denti il nuovo Dpcm.

"Tutti speravano di tornare presto alla normalità ma non ci sono le condizioni per tornare alla normalità, ce lo dobbiamo dire in modo chiaro e forte. Stiamo facendo tanti sacrifici, non è questo il momento di mollare, di un liberi tutti. Questo governo non cerca consenso, vuole fare le cose giuste anche se ciò potrebbe scontentare i cittadini", ha sottolineato. 

In particolare il presidente del Consiglio ha commentato le critiche arrivate dalla Cei, che si aspettava la ripresa delle funzioni religiose in chiesa.

"Dispiace molto perché questo governo rispetta tutti i principi costituzionali. Dispiace di creare un comprensibile rammarico della Cei. Ci siamo anche sentiti con il presidente Bassetti, non c'è un atteggiamento materialista da parte del governo, nessuna mancanza di sensibilità," ha dichiarato, promettendo di lavorare ad "un protocollo di massima sicurezza per garantire a tutti i fedeli di partecipare alle celebrazioni liturgiche".

La Fase 2, illustrata ieri in una conferenza stampa dallo stesso Conte, entrerà in vigore il prossimo 4 maggio, facendo uscire il Paese dal lockdown grazie alla riapertura di grossa parte delle attività produttive e all'allentamento delle limitazioni alla vita sociale, pur conservando l'obbligo della mascherina per uscire e della distanza sociale.

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Coronavirus, Giuseppe Conte, Italia
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