09:03 04 Luglio 2020
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L'emergenza Covid ha aperto le carceri per chi è considerato esposto al rischio per condizioni di salute e età. Sono già almeno 4 boss e esponenti mafiosi che si sono avvalsi dei domiciliari. Ma potrebbero essere molti di più.

Un'inchiesta pubblicata da l'Espresso ha rivelato l'esistenza di una circolare del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (DAP), inviata ai direttori delle carceri, in cui si invita a segnalare "con solerzia all'autorità giudiziaria" una lista di detenuti particolarmente a rischio per salute o età, "suggerendo la scarcerazione" se sofferente di una delle nove patologie elencate o se di età superiore ai 70 anni. 

​Ad ogni segnalazione, infatti, il dipartimento chiede di allegare informazioni relativamente all'esistenza di familiari di e un domicilio disponibile.

Il Dap smentisce categoricamente, sostenendo che si tratta solo di "semplice monitoraggio con informazioni per i magistrati sul numero di detenuti in determinate condizioni di salute e di età", che "non ha, né mai potrebbe avere, alcun automatismo in termini di scarcerazioni". 

"Le valutazioni della magistratura - prosegue la nota del Dap - sullo stato di salute di quei detenuti e la loro compatibilità con la detenzione avviene ovviamente in totale autonomia e indipendenza rispetto al lavoro dell'amministrazione penitenziaria. Dal ministero comunque sono stati attivati gli uffici per fare le tutte le opportune verifiche e approfondimenti".

Fatto sta che sono almeno quattro gli esponenti di Cosa Nostra e 'Ndrangheta che hanno ottenuto i domiciliari. E uno di loro è in 41bis, altri in attesa di condanna definitiva o di processo. Si tratta di:

  • Francesco Bonura, 78 anni, il colonnello di Bernardo Provenzano. A lui sono dedicate ben 10 pagine dell'inchiesta del Maxiprocesso per mafia. Venne definito dal pentito Tommaso Buscetta un "uomo valoroso", cioè un killer. Circostanza di cui si ha riscontro, si precisa nell'ordinanza, dall'arresto per il duplice omicidio di Piazzese e Dominici. Nonostante la flagranza del reato Bonura venne assolto per questo e per altri 4 omicidi, di cui una lupara bianca, per insufficienza di prove. Imprenditore noto e conosciuto nella "Palermo bene", succedette alla guida del clan a Giuseppe Inzerillo, assassinato su ordine di Totò Riina durante la sanguinosa guerra di mafia che sconvolse il capoluogo siciliano negli anni '80. 
    In seguito si avvicinò a Bernardo Provenzano, di cui divenne "il colonnello". Dopo l'arresto del capo di Cosa Nostra, assieme a Nino Rotolo e Antonino Cinà fece parte il "triumvirato" che si oppose al potere dei Lo Piccolo. Oltre alla guerra per il controllo dell'organizzazione mafiosa, Rotolo in quanto imprenditore edile, faceva affari con gli appalti pubblici, ma era considerato anche un referente del racket delle estorsioni. Condannato al 41bis, scontava ininterrottamente dal 2006 nel carcere di Opera una condanna in differimento a 18 anni e 8 mesi.
    La decisione del tribunale del riesame di commutare gli ultimi mesi da scontare ai domiciliari, adottata lo scorso 21 aprile, è stata motivata dal giudice "anche tenuto conto dell’attuale emergenza sanitaria e del correlato rischio di contagio, indubitamente più elevato in un ambiente ad alta densità di popolazione come il carcere, che espone a conseguenze particolarmente gravi i soggetti anziani e affetti da serie patologie pregresse“. 
    Sconterà gli ultimi mesi nella sua casa a Palermo, tornando in una Sicilia blindata agli stessi siciliani "fuorisede", che stanno trascorrendo la quarantena lontani dai loro affetti nel rispetto delle ordinanze di lockdown.
    Certamente è vero, come dicono i legali del boss, che le condizioni di salute del detenuto giustificano il provvedimento, ma resta il fatto che l'insorgenza dell'epidemia covid è una delle motivazioni determinanti della scarcerazione, e un'emergenza sanitaria non può diventare un indulto mascherato, come lo ha definito il magistrato Antonino Di Matteo. 
  • Rocco Santo Filippone: 72 anni, imputato nel processo 'Ndrangheta Stragista, capo del mandamento tirrenico e presunto boss di Melicucco. 
    Considerato il referente calabrese della trattativa Stato-Mafia è attualmente sotto processo assieme a Giuseppe Graviano, ex capo del mandamento palermitano di Brancaccio. Sono entrambi accusati di essere i mandanti degli attentati del '93-'94, in cui morirono i brigatieri Fava e Garofalo. Episodi di sangue che collegano la 'ndrangheta calabrese alla stagione delle stragi di mafia. 
    Detenuto a Le Vallette di Torino, il 10 aprile la Corte di Assise di Reggio Calabria ha commutato temporaneamente il carcere in arresti domiciliari temporanei, perché per età e patologie è stato ritenuto a rischio. Trascorrerà la quarantena a Rivoli, presso la dimora della moglie e di uno dei figli
  • Vincenzino Iannazzo, 65 anni detto "il moretto", capo dell'omonima 'ndrina di Lamezia Terme. E' stato il primo a lasciare il carcere perché "per caratteristiche di genere (maschile), per età (65 anni), deficit immunitario da terapia cronica antirigetto per trapianto" è stato particolarmente ritenuto esposto al rischio contagio Covid-19. 
    Ma seppur anziano e malato, il moretto faceva paura. Talmente paura che gli imprenditori gli consegnavano le mazzette spontaneamente, pur di tenerselo buono. 
    "Ritenevo che omaggiare quello che era considerato capo di una famiglia importante nel panorama criminale lamentino, potesse preservarmi da future estorsioni da parte degli altri gruppi criminali", aveva confessato un imprenditore coinvolto nell'operazione Andromeda, nel non troppo lontano 2015. 
    Iannazzo e il suo clan, protagonista nella faida tra cosche da cui esce vittorioso diventando il capo assoluto del crimine nel territorio di Lamezia Terme. Condannato in secondo grado a 14 anni e sei mesi, dal 3 aprile gli sono stati concessi i domiciliari per rischio contagio. Li sconterà a casa sua con l'obbligo di braccialetto elettronico, in attesa della sentenza di Cassazione. 
  • Pino Sansone, 69 anni, noto costruttore legato al clan degli Uditori, aveva già scontato una pena per mafia, era detenuto dal luglio scorso a Voghera (Pavia) in seguito all'operazione New Connection. Da quanto emerso nelle indagini della Procura di Palermo, coordinate con l'FBI, l'imprenditore aveva avuto un ruolo nella riorganizzazione di Cosa Nostra con gli "sconfitti" di ritorno dagli Usa. Adesso è in attesa di giudizio.
    I legali hanno chiesto e ottenuto il differimento della pena ai domiciliari per rischio covid, chiarendo in seguito che il loro assistito, trovandosi sotto processo gode della presunzione di innocenza.

Ma non è tutto: a possedere i requisiti di età superiore a 70 anni sono 74 capimafia che scontano il 41bis. Tra questi anche nomi che hanno fatto la storia di Cosa nostra, come:

  • Leoluca Bagarella, mafioso corleonese responsabile della Strage di Capaci, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e 5 agenti della scorta, e dell'uccisione del piccolo Giuseppe di Matteo, il cui corpo venne poi sciolto nell'acido.
  • Umberto Bellocco, detto Assu i mazzi (asso di mazze) è considerato il fondatore della Sacra Corona Unita.
  • Pippo Calò, lo storico cassiere di Cosa Nostra.
  • Benedetto Capizzi, boss di Palermo, considerato il capo della Commissione mafiosa siciliana. 
  • Antonino Cinà, medico di Riina e Provenzano durante la latitanza. 
  • Pasquale Condello, capo indiscusso della 'ndrangheta.
  • Raffaele Cutolo, fondatore e capo della nuova camorra organizzata.
  • Carmine Fasciani, boss del clan di Roma.
  • Raffaele Ganci, mafioso membro dello squadrone della morte dei corleonesi.
  • Tommaso Inzerillo, boss di Passo di Rigano, dell'omonimo clan opposto a Totò Riina. 
  • Salvatore Lo Piccolo, capomandamento di San Lorenzo.
  • Giuseppe "Piddu" Madonia, capo mafia di Caltanissetta.
  • Giuseppe Piromalli, capo della 'ndrangheta di Gioia Tauro. 
  • Nino Rotolo, boss di Pagliarelli fu un uomo di Provenzano e alleato dei corleonesi.
  • Benedetto "Nitto" Santapaola, boss indiscusso di Catania, mandante dell'omicidio del giornalista Pippo Fava. 
  • Benedetto Spera, uomo di fiducia di Provenzano.

Anche loro potranno avvalersi della commutazione anche temporanea per l'emergenza coronavirus, nonostante il regime ostativo? Il caso Bonura costituirà un precedente per chi è in 41bis? I giudici assicurano di no e i legali di tanti capimafia come Nitto Santapaola, garantiscono di non aver neanche presentato l'istanza al tribunale del riesame. 

Ma intanto trema di rabbia chi ha dedicato tutta la vita alla lotta antimafia.

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Coronavirus, Mafia, Italia
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