05:04 04 Agosto 2020
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L'emergenza coronavirus in Italia (13-21 aprile) (128)
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La presidente dei senatori di Forza Italia punta il dito contro i capitali cinesi che controllano la società che mette a disposizione l'app e avverte: i dati di milioni di italiani potrebbero finire nelle mani sbagliate.

Malumori nell'opposizione per Immuni, l'app che nella fase 2 traccerà gli spostamenti degli italiani per individuare e rompere le possibili catene di contagio. Secondo la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini, si tratta di una vicenda "inquietante" che il Copasir "fa benissimo ad indagare", per via di un presunto controllo cinese da parte della società che mette a disposizione l'applicazione. 

"La vicenda dell'App Immuni - ha dichiarato la senatrice - presenta risvolti inquietanti che vanno immediatamente chiariti: abbiamo già detto che il tracciamento della vita degli italiani può essere deciso solo per legge dal Parlamento. Ma il fatto che nella società che l'ha messa a disposizione gratuitamente siano presenti capitali cinesi apre nuovi, gravi scenari sui quali il Copasir fa benissimo a indagare".

Si apre quindi una questione sulla privacy dei cittadini e su chi controlla e tutela i dati che vengono raccolti. La Bernini ha espresso la sua preoccupazione per il fatto di "mettere il patrimonio dei dati sensibili dei cittadini a disposizione di un regime autoritario sarebbe l'ennesimo sciagurato servizio che questo governo rende a Pechino. Una scelta improponibile e inaccettabile".

L'app Immuni

Lo scorso venerdì 17 aprile, il commissario straordinario per l'emergenza Domenico Arcuri l’ordinanza per lanciare l'app Immuni. Il software verrà messo a disposizione grazie a un contratto di concessione gratuita della licenza, dalla società italiana  Bending Spoons Spa, tra i cui consulenti c’è John Elkann, presidente di FCA.

Immuni sarà scaricabile liberamente, senza nessun obbligo ed è costituita da due parti:

La prima è un sistema di tracciamento contatti che usa la tecnologia Bluetooth, che rileva la vicinanza degli smartphone a distanza di un metro, classificando e salvando dunque codici identificativi anonimi degli altri dispositivi. Questi codici dovrebbero essere generati da un altra app, in possesso dell’operatore sanitario che fa il test del coronavirus al cittadino, che a sua volta dovrebbe caricare i dati raccolti dalla sua app, con la lista anonima di persone a cui è stato vicino, in modo da mettere in guardia su eventuali contagi.

Successivamente i dati, caricati in cloud, vengono elaborati dal serve che calcola il rischio di esposizione al virus per ogni codice identificativo anonimo salvato generando una lista di utenti a rischio e inviando loro una notifica chiedendo eventualmente all’utente di autoisolarsi o chiamare i servizi di emergenza.

La seconda funzione di Immuni sarà quella di creare una scheda clinica, una sorta di questionario nel quale oltre all’età, sesso, presenza di malattie pregresse e assunzione di farmaci, bisogna inserire ogni giorni eventuali sintomi o novità sullo stato di salute.

Tema:
L'emergenza coronavirus in Italia (13-21 aprile) (128)
Tags:
Coronavirus, Senato, Italia
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