16:18 01 Giugno 2020
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Il protocollo degli esperti della FIGC impone che ogni giocatore e membro dello staff tecnico venga monitorato su base settimanale per escludere eventuali contagi da Covid-19.

Almeno 1400. E' questo, come riferisce Repubblica, il numero minimo di tamponi che sarebbero necessari per far ripartire il calcio e quindi i campionati nel nostro Paese.

La prescrizione è contenuta nel protocollo dei medici FIGC, il quale stabilisce regole e misure da rispettare per evitare il contagio e che, per l'appunto obbliga a eseguire il tampone su giocatori e membri dello staff tecnico delle squadre.

Una premessa che, considerando la carenza di tamponi respiratori anche per il personale sanitario impegnato in prima linea nella lotta al Covid-19, renderebbe molto difficile l'ipotesi di una ripartenza dell'attività sportiva il 4 maggio.

Una situazione che, oltretutto, apre le porte alla questione etica relativa al destinare i tamponi al mondo del calcio quando se ne registra un deficit per coloro che ne hanno bisogno come operatori sanitari e soggetti a rischio.

Intanto, il 29 aprile dovrebbe avvenire la convalida da parte degli esperti della Protezione civile dei test sierologici, che poi verranno messi a disposizione delle società calcistiche.

Gravina: "Non ci fermiamo"

Su una possibile ripartenza del mondo del pallone, si è espresso nelle scorse ore anche il numero uno della FIGC, Gabriele Gravina, sottolineando il "pesante impatto negativo, sul settore ma anche sul Paese" della mancata ripresa di un settore che movimenta "cinque miliardi di euro":

"Io non ho mai preso in considerazione l'idea di fermarci, non posso prendermi questa responsabilità, che lascio al governo. Non posso essere il becchino del calcio italiano".
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