05:58 25 Settembre 2020
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L'emergenza coronavirus in Italia (13-21 aprile) (128)
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Riaprire dopo le date del 25 aprile e del primo maggio, dando priorità alle attività strategiche per poter dare il via alla fase 2 e con "maggiore serenità". Una ricaduta potrebbe avere conseguenze devastanti, sottolinea l'esperto.

Il virologo dell'Università di Milano Fabrizio Pregliasco frena sulla possibilità di anticipare le aperture, perché ancora i contagi sono molto alti. Il rischio è che un allentamento precoce possa riattivare le catene di contagio che il lockdown sinora ha fermato.

"E' vero la situazione sta migliorando; le terapie intensive si stanno leggermente svuotando ma ci sono ancora almeno 3mila casi al giorno. Rispetto a prima, oggi siamo più capaci di individuare i casi però la situazione vede due Regioni, Lombardia e Piemonte, ancora molto impegnate", avverte il virologo.

"Una situazione - aggiunge - che nei giorni prossimi dovrebbe migliorare però secondo me più insistiamo, più la fase 2 potrà partire con maggiore serenità e quindi anticipare le aperture vuol dire aprire i rubinetti dei contatti aumentando così il rischio infezione". Così Fabrizio Pregliasco, ospite della trasmissione 'Circo Massimo' su Radio Capital, ha messo in guardia sui rischi che si corrono anticipando la fase 2.

Bisogna quindi tener duro, anche prendendo in considerazione le date del 25 aprile e 1 maggio, "ma dopo credo che si arrivi ad un livello di accettabilità di rischio tale per cui si possa ripartire. Soprattutto per quanto riguarda gli aspetti del lavoro, delle attività strategiche, bar, ristoranti, dobbiamo mandarli molto avanti solo così riusciremo a ripartire".

Sull'apertura a Scaglioni, Pregliasco spiega che "in regioni dove il virus non è diffuso, tantissime persone sono ancora suscettibili, anche più che in Lombardia. E la possibilità è che, aumentando gli spostamenti, possano nascere nuovi focolai. Sarà questa la scommessa. Credo che il concetto di regionalizzazione ci stia in un'ottica di individuazione di zone a rischio".

Serve dunque un "monitoraggio continuo, un'attenzione e una percezione del rischio che tutti i cittadini devono avere ancora come approccio alla convivenza civile con quel distanziamento che deve diventare ancora per diversi mesi un'abitudine anche nei prossimi mesi". 

Bisogna far ripartire prima le attività strategiche, perché "la pandemia si porta dietro dolori psicologici e danni economici". La vita sociale, invece,può attendere:" Richiudere, ricascarci, sarebbe devastante".

Sulla possibilità di effettuare i tamponi in massa, il virogolo sottolinea che "i test sierologici come tutti, hanno dei margini di incertezza rispetto soprattutto ai falsi positivi, quindi in caso di negatività c'è maggiore sicurezza del risultato, e in caso di positività è necessario ripetere il test e complementarlo con un tampone".

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L'emergenza coronavirus in Italia (13-21 aprile) (128)
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