17:30 08 Agosto 2020
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L'emergenza coronavirus in Italia (13-21 aprile) (128)
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Il ministro Bellanova ha una posizione e una visione della Fase 2 del tutto opposta al suo Governo. In una intervista dice come lei avrebbe gestito l'emergenza: non avrebbe chiuso.

Secondo il ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova l’Italia sconta “un ritardo che rischia di essere irreparabile” ed aggiunge: “Povertà e fame non sono mali minori”.

Il ministro Bellanova (Italia Viva) esprime il suo punto di vista intervistata dal Corriere della Sera, e appare come non allineato con il resto del governo Conte.

“Una nuova organizzazione del lavoro, – dice – dei trasporti e della socialità non si organizza in poche settimane. Non ne faccio una questione di calendario, ma di metodo”.

E sulla metodologia sin qui messa in pratica dal governo la Bellanova è netta, lei invece di spendere risorse ed energie a chiudere le aziende, avrebbe “investito risorse per rendere sicuri i luoghi di lavoro”.

Ma anche sulle persone a casa ritiene che non sia stato corretto farlo, lei avrebbe destinato risorse alla riduzione del rischio della mobilità.

Salute o Pil?

Al ministro Bellanova viene chiesto se viene prima la salute o il Pil nazionale e lei risponde:

“Salute è un termine ampio. Non c’è solo l’aspetto sanitario, che pure è determinante. C’è anche il come si mette in sicurezza il Paese dal punto di vista occupazionale ed economico”.

E sottolinea che il rischio fame è “serissimo”, come è serio il rischio di “nuove povertà”.

“Non li considero mali minori.”

Cosa riaprire il 4 maggio per Bellanova

Bellanova vorrebbe riaprire i cantieri edili, quelli della scuola in particolare così gli alunni troverebbero le scuole pronte a settembre. Vorrebbe che si riaprisse, non dal 4 maggio, ma da domani 20 aprile, il settore moda, il made in italy, il settore delle macchine agricole, il tessile.

Matteo Renzi, del cui partito il ministro Bellanova è espressione, è da oltre un mese che insiste sul far ripartire in sicurezza il sistema produttivo. A più riprese ha detto che se “non moriremo di Covid-19, moriremo di fame”.

Su questo punto inizialmente ha incontrato molte resistenze, che sono scemate col passare delle settimane e con la crescente esigenza delle imprese di ripartire il prima possibile per non fallire.

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