17:23 08 Agosto 2020
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L'emergenza coronavirus in Italia (13-21 aprile) (128)
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Ne è convinto Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di salute mentale e dipendenze Patologiche dell’Ausl di Modena e presidente della Società italiana di epidemiologia psichiatrica, nonchè membro della task force Colao impegnata per la ripartenza economica dell'Italia nella cosiddetta "fase 2".

Secondo Fabrizio Starace il dibattito sull'avvio della fase 2 per il ripristino delle attività economiche in Italia verte erroneamente sulla scelta dei tempi, quando in realtà il fattore centrale dovrebbe essere la modalità.

"Ripartire prima possibile? Io non dico prima possibile, la cosa fondamentale con cui tutti si misurano è il quando, credo invece che un dato centrale sia il come", ha affermato il membro della task force Colao, citato da Rainews.

Pertanto, secondo il direttore del Dipartimento di salute mentale e dipendenze Patologiche dell’Ausl di Modena e presidente della Società italiana di epidemiologia psichiatrica, occorre discutere delle misure per garantire la sicurezza nei gruppi che verranno coinvolti nella ripartenza della vita economico-sociale.

"Nel 'come' ci sono tutte le misure che devono essere assunte per garantire alla popolazione in generale, e ai gruppi che saranno coinvolti nella ripresa, il massimo delle protezioni per non dare luogo alla diffusione dell'epidemia".

Inevitabilmente la fase 2 deve tener conto delle differenze che esistono tra le varie regioni.

Rivedere politiche socio-sanitarie per anziani

La letalità del COVID-19 in Italia e in Europa è risultata essere più alta tra le persone più avanti con l'età nelle strutture residenziali per anziani. Questo fatto deve indurre ad una revisione delle politiche per questa categoria di persone, aggiunge Starace.

"Sembra che circa la metà dei decessi da Covid 19 in Europa riguardi persone in condizioni di assistenza residenziale, se questo dato fosse confermato deve indurre un ripensamento delle politiche sociosanitarie per queste fasce vulnerabili". 

Sacrificio di medici e infermieri per riavvicinare gli italiani

"Lo ricorderei a quanti si scagliano contro medici e infermieri nei pronto soccorso. Spero che il sacrificio di queste migliaia di persone possa ricostruire almeno in parte un clima di fiducia tra medici e persone assistite del quale si stava iniziando ad avvertire la pericolosa mancanza. Oggi gli italiani, anche grazie a questo drammatico bilancio possono essere certi che quelli che vestono un camice bianco stanno lì anzitutto nell'interesse della salute comune". 

Fino ad ora in Italia a causa del coronavirus sono morti 127 medici. 

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L'emergenza coronavirus in Italia (13-21 aprile) (128)
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Economia, Coronavirus, Italia
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