23:58 02 Giugno 2020
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L'emergenza coronavirus in Italia (13-21 aprile) (128)
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Il Giornale pubblica un’esclusiva in cui si accusa un episodio che, se verificato, risulterebbe sconcertante ma spiegherebbe anche la strana incidenza di infezioni da SARS-CoV-2 proprio nei luoghi di maggiore rischio.

L’inchiesta giornalistica è stata svolta alla Residenza sanitaria assistenziale (RSA, casa di riposo per anziani) Madonna della Bomba Scalabrini, a Piacenza.

Dei cento ospiti, tutti sopra i 90 anni, dall’inizio della pandemia, tra i 25 e 30 hanno perso la vita. Normale flusso a quell’età? No, è lo stesso direttore Paolo Cavallo a dover ammettere che l’incidenza è stata molto più alta del normale. Difficile per altro attribuire tutte le morti alla concomitanza del COVID-19 dato che non a tutti gli ospiti della struttura è stato fatto il tampone. Tuttavia, sulla decina di test eseguiti, ben otto sono risultati positivi. Chiaro quindi che li virus nella struttura sia non solo entrato, ma abbia anche dilagato.

Allorché l’epidemia all’interno della struttura divenne una certezza, non più un sospetto, questa venne interdetta al pubblico, ma quando oramai era troppo tardi, tristemente racconta Cavallo agli intervistatori. Il punto è, sono gli stessi responsabili della struttura a lamentarlo, che molto probabilmente l’infezione sarebbe stata lasciata entrare nel modo più maldestro possible:

"Ci hanno mandato degli ospiti, non con patologie importanti, ma con sintomatologia Covid”.

Non è per altro un mistero che la Guardia di Finanza si sia presentata proprio ieri alla Regione Lombardia per acquisire i documenti sulla gestione delle case di riposo e che in precedenza una direttiva, sempre della Regione, abbia chiesto alle strutture se fosse stato possibile accogliere pazienti di Coronavirus dimessi dagli ospedali.

L’accusa implicita dell’inchiesta è quindi chiara – inviare pazienti di COVID-19, pur se dimessi, in strutture in cui vengono ospitati i pazienti più a rischio in caso di infezione appunto da COVID-19, forse non è stata una buona idea.

D’altra parte anche nel caso in cui l’infezione non fosse entrata per quel motivo lì, le altre ipotesi non sembrano meno preoccupanti e rivelatrici di una certa, quantomeno, scarsa attenzione per quelle categorie invece più a rischio.

"Noi abbiamo circa 80 persone che lavorano qui dentro. Persone che entrano ed escono, incontrano familiari, circolano. Nessuno di loro, tuttavia, è mai stato sottoposto a tampone”, ha rivelato lo stesso direttore della RSA.

"In una struttura come la nostra, l'impatto delle morti tra i nostri anziani è stato molto forte, non solo dal punto di vista sanitario, ma soprattutto delle relazioni tra di noi: in una casa come questa si stabiliscono dei rapporti tra ospiti e personale, che sono quasi familiari", ha detto Don Campisi che dedica la sua missione alla cura degli anziani e che ha spiegato commosso come in questi momenti senta il proprio lavoro e tutti gli sforzi andare perduti.

Tema:
L'emergenza coronavirus in Italia (13-21 aprile) (128)
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