08:03 27 Maggio 2020
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A Messina è polemica per l'assembramento illegale creato da amici e parenti che hanno partecipato venerdì al corteo funebre di Rosario Sparacio, fratello di Luigi Sparacio, ex membro di Cosa Nostra poi pentito. La polizia ha aperto un'indagine per individuare i presenti, che sono stati fotografati durante la funzione.

In questo periodo di lockdown, in cui non è possibile dire addio ai propri cari non avendo la possibilità di partecipare ai funerali, la violazione delle restrizioni avvenuta a Messina in favore del fratello di un ex boss è diventato un caso. L'assembramento illegale avvenuto venerdì scorso per partecipare al corteo funebre di Rosario Sparacio è stato segnalato alla polizia che adesso ha avviato un'indagine per individuare coloro che hanno partecipato.

Il corteo funebre di Rosario Sparacio, condannato per varie estorsioni e fratello del più noto Luigi Sparacio, numero uno di Cosa nostra sullo stretto a fine anni ’90 e poi collaboratore di giustizia, si è svolto con la partecipazione spontanea di famigliari e amici che hanno seguito l'auto per una delle vie popolari della città violando le restrizioni in vigore. La polizia ha aperto un'indagine per individuare i presenti alla funzione e sanzionarli, scatenando la polemica dei parenti del defunto:

"Condividete tutti, per favore, perché mio nonno deve avere la sua eterna pace e questi giornalisti di merda lo devono lasciare stare nella sua santa pace" ha scritto una nipote di Sparacio sui social.

"Celebrazioni pasquali vietate, funerali vietati se non a pochissimi intimi, in accordo con le autorità, com’è giusto che sia, ma a quanto pare non è così per tutti, se è vero come sembra che al funerale sopraddetto erano presenti moltissime persone vicine al deceduto" commenta Renato Accorinti, del movimento politico dell’ex sindaco di Messina.

Il fratello del defunto, morto a 70 anni, era Luigi Sparacio, numero uno della mafia messinese fino al 1994, quando si era costituito, diventando in seguito collaboratore di giustizia e mettendo fine alla guerra dei clan sullo Stretto. Sparacio era considerato il punto di riferimento di Cosa nostra nel messinese, legato a Nitto Santapaola e da lui delegato ai rapporti con le cosche di ‘ndrangheta. Rosario non sembra essere stato un affiliato, ma è stato in vita condannato in via definitiva per diverse estorsioni, mentre il figlio Salvatore è stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso.

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