02:32 06 Luglio 2020
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In una lettera inviata all'Avvenire, il Pontefice si rivolge agli "esclusi della globalizzazione" e esorta un reddito per tutti, durante l'emergenza pandemica.

"Voi, lavoratori precari, indipendenti, del settore informale o dell’economia popolare, non avete uno stipendio stabile per resistere a questo momento... e la quarantena vi risulta insopportabile. Forse è giunto il momento di pensare a una forma di retribuzione universale di base che riconosca e dia dignità ai nobili e insostituibili compiti che svolgete; un salario che sia in grado di garantire e realizzare quello slogan così umano e cristiano: nessun lavoratore senza diritti". Lo chiede il Pontefice in una lettera inviata a L'Avvenire. 

Francesco riprende una tematica già espressa durante la benedizione pasquale urbi et orbi, nel quale si era rivolto a quell'"esercito invisibile che combatte nelle trincee più pericolose" che "non ha altre armi se non la solidarietà, la speranza e il senso di comunità che rifioriscono in questi giorni in cui nessuno si salva da solo".

Per le fasce più deboli Bergoglio riporta l'attenzione sulla necessità di una forma di retribuzione universale  per chi non ha un lavoro formale, per chi l'ha perso a causa della crisi, per sopportare e superare le difficoltà causate dalla crisi.

​Il Papa riserva una riflessione per il domani, quando si dovrà ricostruire nel post pandemia. Nel tempo della "rinascita", si dovrà immaginare una ricostruzione fondata "sul protagonismo dei popoli in tutta la loro diversità, e sull'accesso universale a quelle tre T per cui lottate: “tierra, techo y trabajo" (terra, casa e lavoro, NDR)". 

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Papa Francesco, vaticano, Italia
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