08:17 27 Maggio 2020
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La diffusione del coronavirus in Italia (3-13 aprile) (122)
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In un'intervista al Corriere della Sera, la virologa ha spiegato che non si conosce ancora nulla sul virus e che si dovrà attendere almeno sino a fine anno per il vaccino. Nel frattempo sarà necessario adattare la vita quotidiana alle misure di prevenzione COVID-19.

Del virus si sa ancora poco o nulla. E' "in Italia da metà febbraio quindi sì e no da due mesi" ha detto Ilaria Capua al Corriere della Sera. 

"La scienza ha tempi lunghi, lunghissimi per arrivare alle sue certezze relative. Un mare di incertezza ci avvolge e ci disorienta", ricorda la virologa. "Non sappiamo neanche quanto l’infezione abbia circolato e si sia diffusa in Italia - sottolinea - perché i campionamenti non sono rappresentativi e le procedure non armonizzate. Quindi ogni stima è soltanto una stima e come tale intrinsecamente sbagliata. Bisogna solo capire di quanto".

I soggetti maggiormente esposti

La Capua conferma l'ipotesi secondo cui anziani e soggetti con patologie pregresse sono più esposti a rischio, mentre i bambini meno. 

"Sappiamo che le persone anziane e con altre comorbilità sono più a rischio di sviluppare una forma grave e morire. Sappiamo anche che nella stragrande maggior parte dei bambini il passaggio virale è asintomatico e che si ammalano solo i bimbi con altre comorbilità", spiega la virologa.

Tuttavia nel mondo ci sono stati casi di bambini anche di pochi mesi morti per il coronavirus, anche se di entità minore rispetto alle categorie sopra citate. 

Per quanto riguarda l'ipotesi di minor rischio per le donne, bisogna invece ancora avere conferme. 

"Non sappiamo ancora se le donne hanno realmente un rischio inferiore ai coetanei maschi di sviluppare una forma grave della malattia. Da alcuni dati sembrerebbe eclatante da altri meno, ma io mi azzardo a dire che le donne hanno probabilmente un rischio uguale o inferiore di morire o di sviluppare una malattia grave rispetto agli uomini. Quindi il ripopolamento basato almeno sulla parità di genere avrebbe senso", prosegue la Capua.

Ripensare la vita sino a immunità di gregge

Il ritorno alla normalità non arriverà in tempi brevi. Si dovrà sviluppare l'immunità di gregge in maniera naturale o con il vaccino. Ma su quando sarà disponile e sulle modalità c'è la totale incertezza. 

"Il distanziamento fisico e le misure di igiene personale e pubblica - spiega - aiutano ad appiattire la curva quindi a ridurre la velocità del contagio". Ma non bastano a fermare l'epidemia. "Una curva più piatta - evidenzia - non significa blocco della diffusione virale, significa riduzione della circolazione virale". Quindi "il virus continuerà a circolare in maniera «visibile», ovvero provocando i casi clinici fino a quando non si stabilirà l’immunità di gregge, naturale o da vaccinazione".

Purtroppo però "la panacea, il vaccino che di certo non sarà disponibile almeno fino alla fine dell’anno. Non sappiamo né quanto ce ne sarà né se poi gli italiani lo utilizzeranno, visti i precedenti. Incertezza sull’incertezza".

Sarà necessaria "una riflessione personale, di famiglia e di team di lavoro o di gruppo di svago. Ormai qui non è questione di goccioline o mascherine. È questione di adattare quello che sappiamo sulla prevenzione del Covid-19 alla nostra vita quotidiana per evitare di finire in ospedale noi stessi e fare in modo che non ci finiscano i nostri cari. Perché l’obiettivo prioritario del Paese deve essere quello di far tornare gli ospedali a regimi gestibili, e di recuperare l’arretrato".

"Non possiamo permetterci - conclude - un’altra catastrofe con le bare nelle palestre e i morti che non si riescono più a contare. Per forza di cose dovremo ripensare ai nostri regimi organizzativi ed intrattenitivi. Arriveranno grandi cambiamenti sul fronte lavoro che dobbiamo essere pronti ad accogliere con una mentalità nuova, diversa. Il vuoto delle strade e delle piazze che ci separa dalle nostre abitudini del passato fiorirà di nuove sfide e opportunità che dovremo cogliere nella assoluta certezza che saremo noi che dovremo adattarci al coronavirus e non il contrario".

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La diffusione del coronavirus in Italia (3-13 aprile) (122)
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