03:08 31 Ottobre 2020
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La diffusione del coronavirus in Italia (3-13 aprile) (122)
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La sua impresa risulta ufficialmente azienda agricola ma riesce comunque a partecipare e ad aggiudicarsi un lotto del bando Consip per la fornitura di mascherine del valore totale di 253 milioni.

Ufficialmente la sua azienda si occupa di coltivazione di fondi, selvicoltura e allevamento di animali, ma l’imprenditore laziale di cui la Guardia di Finanza ha rivelato solo le iniziali, ha pensato di partecipare comunque al bando di gara da 253 milioni di euro istituito d’urgenza dalla Consip per approvvigionare la Protezione civile di mascherine.

La società agricola si è aggiudicata il lotto n. 6 della gara per un importo pari a 15,8 milioni di euro e la fornitura di oltre 24 milioni di mascherine, promettendo l’invio dei primi 3 milioni di mascherine entro 3 giorni.

La fornitura non è però arrivata per problemi organizzativi dovuti al volo in partenza dallo scalo aeroportuale cinese di Guangzhou Baiyun.

La Consip ha così chiesto all’Agenzia delle Dogane di verificare e in effetti l’ispezione presso lo scalo aeroportuale indicato dall’intermediario dell’impresa agricola ha mostrato che effettivamente c’era un carico in partenza per l’Italia.

Finalmente la Consip ha aperto gli occhi e sono partiti ulteriori accertamenti che hanno rivelato come l’impresa fosse in debito con l’Erario per 150mila euro a causa di violazioni tributarie, che in sede di procedura aggiudicataria non erano state dichiarate, ma che neanche nessuno aveva verificato prima dell’assegnazione del lotto.

L’esclusione dalla gara per le mascherine della società agricola

A questo punto è finalmente scattata l’esclusione dell’imprenditore agricolo dalla gara Consip per l’aggiudicazione delle mascherine destinate all’emergenza sanitaria in Italia.

La Guardia di Finanza ha scoperto ciò che era evidente sin dalla presentazione della domanda, e cioè che la società “ha un oggetto sociale del tutto estraneo al settore merceologico relativo alla gara (“coltivazione di fondi, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse”)”.

Quello che le indagini hanno potuto appurare che si tratta di una scatola vuota, una società fittizia priva di dipendenti, strutture, mezzi e anche capitali.

E dal momento che il titolare dell’impresa non avrebbe potuto presentare domanda a causa di precedenti giudiziari, ha pensato bene di intestare fittiziamente l’impresa a un prestanome. I due avevano stipulato un falso contratto di cessione dell’impresa per il valore di 100mila euro da pagare entro due anni.

Senza pudore

L’imprenditore però non si è arreso e utilizzando il nome di una seconda società, D.E. srl, ha partecipato alla gara di aggiudicazione di guanti, occhiali protettivi, tute di protezione, camici e soluzioni igienizzanti per il valore di oltre 73 milioni di euro.

In questo caso, per fortuna, la società è stata esclusa dalla gara perché la Consip ha rilevato l’incompatibilità con i requisiti di partecipazione e, inoltre, uno dei membri del presunto consiglio di amministrazione aveva precedenti penali.

Ma non finisce qui. Perché l’imprenditore ha provato a estromettere il membro del consiglio di amministrazione gravato da precedenti penali con un falso atto antecedente alla data di presentazione della domanda, così da poter ricorrere alla giustizia amministrativa e ottenere l’aggiudicazione dell’appalto.

Ora è in arresto ed in carcere.

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Truffa, Guardia di Finanza, Coronavirus
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