07:42 27 Ottobre 2020
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La diffusione del coronavirus in Italia (3-13 aprile) (122)
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Chiusi in casa fino al Primo maggio, prospetta il capo della Protezione civile Angelo Borrelli. Difficile che la situazione in cui siamo si possa risolvere completamente nelle prossime settimane.

Una doccia fredda per gli italiani quella prospettata dal capo della Protezione civile Angelo Borrelli, che questa mattina a ‘Radio Anch’io’ su Radio 1 ha ipotizzato un Primo di maggio tutti in casa.

Dovremo stare a casa anche l’1 maggio? Domanda il giornalista e Borrelli risponde: “purtroppo sì, io credo proprio di sì… Non credo che questa cosa passerà, questa situazione così impegnativa, il primo maggio”.

Borrelli ha anche parlato della possibile data dell'inizio della cosidetta "fase 2", cioè l'inzio di un lento ritorno a una relativa normalità:

"La situazione ora è stazionaria, dobbiamo vedere quando questa situazione inizia a decrescere. Non vorrei dare delle date, però da qui al 16 maggio potremo aver dati ulteriormente positivi che consigliano di riprendere le attività e cominciare quindi la fase 2".

Borrelli prepara il terreno a un cambiamento degli stili di vita degli italiani.

“Soprattutto credo che cambierà il nostro approccio ai contatti, umani e interpersonali. Dovremo mantenere le distanze, quel distanziamento sociale che diciamo sempre”.

I ricoveri diminuiscono

Per quanto riguarda il numero di ricoveri, osserva Borrelli, diminuiscono. L’accesso agli ospedali si riduce e, aggiunge, “non mi risultano di situazioni nelle quali le strutture ospedaliere non riescono a garantire il ricovero. E proprio per alleggerire le strutture di terapia intensiva abbiamo creato quel sistema che si chiama Cross, la centrale remota del soccorso sanitario che ha portato fino a ieri 105 della Lombardia in altre regioni ed anche in Germania dove ci hanno dato la disponibilità di 32 posti”.

Borrelli preoccupato per il Centro-Sud

“Il Sud regge, ma bisogna essere assolutamente prudenti”, dice Borrelli.

E per quanto riguarda le mascherine che arrivano in piccoli quantitativi in Lombardia, Borrelli dice che “è un problema globale. La domanda a livello credo sia il 30, 40 se non addirittura 50 volte superiore a quello che è il fabbisogno ordinario.”

Neppure più il sistema di approvvigionamento ospedaliero è riuscito a reperirne data la situazione in atto in tutto il mondo, afferma Borrelli.

Per quanto riguarda l’auto produzione di mascherine, Borrelli ricorda che in Italia la produzione è quasi inesistente e si sta facendo in queste settimane una riconversione. Quando saremo autonomi nella produzione di mascherine, Borrelli si augura “presto” ma non ha tempistiche certe.

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La diffusione del coronavirus in Italia (3-13 aprile) (122)

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