15:58 01 Giugno 2020
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La diffusione del coronavirus in Italia (26 marzo - 3 aprile) (101)
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Un gruppo di matematici italiani ha pubblicato uno studio statistico che lascia presumere che il numero reale dei contagi da coronoavirus nel Paese possa essere già ben superiore ai 3 milioni di individui. Il calcolo giustificherebbe l’altissima letalità apparente del virus in Italia, estremamente superiore agli altri Paesi.

Il gruppo di matematici italiani ha pubblicato una prestampa sulla biblioteca scientifica medRxiv. Il punto di partenza dell’analisi è stata l’osservazione dell’enorme letalità apparente che avrebbe il virus in Italia, rispetto alle altre nazioni. Soprattutto due sono stati i termini di paragone che hanno fatto da base al calcolo – la percentuale stimata di letalità in Germania, che al tempo dell’analisi (25 marzo) era ancora molto bassa, e la mortalità mostrata dal caso della nave Diamond Princess, i cui passeggeri, ricorderete, erano rimasti bloccati in Giappone perché il virus si era diffuso a bordo.

Ebbene, nel caso dell’Italia, il tasso di mortalità supera il 10% ed è andato sempre in crescendo, in Germania inizialmente era attestato intorno allo 0,4% (ora in aumento) e nella Diamond Princess si attestò intorno all’1%. Quest’ultima, la nave rimasta all'ancora in Giappone nel porto di Yokohama, è considerata dai matematici quale un vero e proprio laboratorio scientifico e fonte di importanti dati di base per il resto delle considerazioni. Tutte quante le 3.771 persone rimaste a lungo in stretto contatto tra loro vennero testate e 705 vennero trovate infette, 7 morirono. Questo è il valore che i matematici considerano più imparziale possibile e valutato per eccesso: 1%. Questo è l'unico esempio di mappatura totale di un gruppo di riferimento perché in questo caso sappiamo con esattezza che le 7 persone morte erano su di una base di infetti scientificamente calcolata. Nei gruppi aperti delle nostre società invece vengono solitamente testati i soli sintomatici e, mano a mano che la crisi aumenta, si riescono a fare sempre meno testi in proporzione. Non solo. Essendo l’età media dei crocieristi di quella nave piuttosto più avanzata della media della popolazione normale, si presume che quell’uno percento sia un coefficiente di letalità fin troppo abbondante.

Il calcolo è presto fatto, a parità di tutte le altre condizioni – se un decesso arriva ogni 100 infetti, e noi oggi abbiamo oltre 12mila decessi, allora il totale reale degli infetti deve essere come minimo 12mila x 100 = 1,2 milioni. Se poi consideriamo l’età particolarmente avanzata del campione di quella nave, e lo confrontiamo con la stima che aveva la Germania inizialmente, ecco che il numero degli infetti reale potrebbe essere già superiore ai 3 milioni.

Naturalmente il calcolo funziona a determinate condizioni, che gli stessi matematici riconoscono nel loro studio ma che tenderebbero decisamente ad escludere:

  • Che il virus sia lo stesso identico e non sia mutato in peggio quando arrivato in Italia
  • Che la maggiore mortalità non sia dovuta ad un maggiore collasso del sistema sanitario italiano rispetto a quello degli altri Paesi a confronto
  • Che non vi siano peggiori condizioni ambientali, tipo eccessivo inquinamento dell’aria che metta a dura prova i polmoni già in partenza
  • Che non vi siano particolarità della popolazione, tipo resistenza agli antibiotici o per qualche motivo indebolita immunità, che ne diminuiscano le capacità di difesa
  • Che tutti i dati siano stati rilevati correttamente e nessun Paese tenga una contabilità in eccesso o difetto per una qualsivoglia ragione.
Tema:
La diffusione del coronavirus in Italia (26 marzo - 3 aprile) (101)
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