11:40 24 Ottobre 2020
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Data breach Inps, il sito viene messo in stand by in attesa di capire come sia stato possibile. Intanto interviene il Garante della Privacy a difesa dei dati dei cittadini.

Il sito dell’Inps va in tilt ma non è tanto colpa dell’enorme afflusso di utenti intenzionati a presentare domanda di richiesta dell’indennizzo da 600 euro, quanto un attacco hacker ripetuto. Ad annunciarlo il numero uno di Inps Pasquale Tridico attraverso un breve video Facebook.

Il sito dell’Inps è momentaneamente non accessibile per consentire ai tecnici di intervenire.

Tridico afferma che il sito è oggetto di attacchi da giorni, ma che le autorità di polizia sono state allertate e indagano su quanto accaduto.

“Al fine di consentire una migliore e più efficace canalizzazione delle richieste di servizio, il sito è temporaneamente non disponibile. Si assicura che tutti gli aventi diritto potranno utilmente presentare la domanda per l'ottenimento delle prestazioni.”

Questo il messaggio leggibile in queste ore accedendo al sito dell’Inps.

Ma cosa è accaduto?

Il sito web era lento da questa mattina per l’alto numero di utenti che contemporaneamente ha fatto accesso alla piattaforma per presentare la domanda per ricevere l’indennità di 600 euro.

Molti utenti hanno successivamente segnalato uno strano fenomeno, sul loro display apparivano numerose domande di altri utenti con tanto di dati personali.

A molti è stato chiaro che si trattava di un data breach.

Sul caso interviene il Garante della privacy

Sul caso è intervenuto ufficialmente anche il Garante della privacy, il quale in un comunicato ha scritto:

''Siamo molto preoccupati per questo gravissimo data breach. Abbiamo immediatamente preso contatto con l'Inps e avvieremo i primi accertamenti per verificare se possa essersi trattato di un problema legato alla progettazione del sistema o se si tratti invece di una problematica di portata più ampia. Intanto è di assoluta urgenza che l'Inps chiuda la falla e metta in sicurezza i dati''. Queste le parole del Garante Antonello Soro.

''Quella della mancanza di sicurezza delle banche dati e dei siti delle amministrazioni pubbliche è una questione che si ripropone costantemente, segno di una ancora insufficiente cultura della protezione dati nel nostro Paese'', conclude Soro.
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