22:56 04 Agosto 2020
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La diffusione del coronavirus in Italia (26 marzo - 3 aprile) (101)
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Silvio Brusaferro commissario Iss, afferma che i contagi in Italia sono al "plateau", non il picco ma il punto critico. Le misure stanno funzionando, ma bisogna continuare a resistere.

“Siamo vicini al plateau” secondo Silvio Brusaferro, commissario straordinario dell’Istituto superiore di Sanità (Iss), il che non significa che siamo al picco ma che dobbiamo continuare a mantenere le attuali misure di contenimento in vigore, per evitare che il numero di contagiati salga ancora e allontani da noi il raggiungimento del picco di casi.

“Questo è un dato che le misure stanno funzionando”, dice Brusaferro durante la conferenza stampa di questo pomeriggio presso l’Iss.

Dobbiamo quindi continuare così per evitare di ritrovarci in una situazione di “non controllo dell’epidemia” che porterebbe il nostro sistema sanitario all’impossibilità di curare le persone, con la conseguenza che molti ammalati resterebbero a casa senza cure.

Siamo un paese pilota nel mondo

Brusaferro, spiegando con linguaggio accademico quanto avviene in Italia ci dice che la letteratura scientifica non ci propone paragoni “a iosa, stiamo andando a modellizzare e ipotizzare scenari che finora non sono stati percorsi da paesi con sistemi di governi analoghi ai nostri”.

Stiamo studiando il dopo

Il commissario dell’Iss spiega che si analizza anche il dopo, ovvero come procedere quando la curva inizierà a decrescere. Vengono ipotizzati vari scenari, ma bisogna essere consapevoli che “è difficile immaginare un azzeramento in tempi brevi”, quindi, se riapertura ci sarà, avverrà in maniera molto graduale.

Brusaferro afferma che bisognerà capire quali attività si potranno far ripartire, ma non sarà una scelta basata solo sulle attività produttive, ma anche sulle aree geografiche, “facendo in modo che alcune aree più fragili vengano tenute strettamente sotto controllo”.

Tradotto, le regioni più colpite dal virus e le province del resto d’Italia maggiormente colpite, apriranno con maggior lentezza rispetto a quelle aree del paese dove il nuovo Coronavirus ha dato evidenza di essere meno presente, o comunque saranno soggette a restrizioni più elevate.

Servono le mascherine, ma servono buone

Per quanto riguarda le mascherine, una delle armi che serviranno molto nei prossimi mesi di ripartenza oltre che per l’emergenza, Brusaferro fa sapere che l’Iss ha “dato oltre 70-80 autorizzazioni alle aziende”.

Ora l’Iss resta in attesa di ricevere le prove tecniche sulle mascherine, ma intanto le imprese possono portare avanti la produzione.

Certo è, precisa Brusaferro, che “non possiamo permetterci di mettere in circolazione strumenti che non hanno le performance richieste”.

Le mascherine, prosegue, devono essere capaci di “filtrare i microrganismi” altrimenti mettono in pericolo l’operatore e le persone, le quali credendo di avere sul volto una mascherina davvero protettiva si esporranno a maggiori rischi per la propria salute.

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