09:29 27 Maggio 2020
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La diffusione del coronavirus in Italia (26 marzo - 3 aprile) (101)
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Il boom di tamponi effettuati rivela una tendenza alla riduzione dei contagi, che passano dal 28% al 18%. Ma le regioni avvisano: con questi ritmi i kit per i test esauriranno in una settimana.

Aumentano i numeri dei tamponi effettuati in ogni regione: sono quasi 70 mila i test elaborati negli ultimi due giorni e solo il 17-18% è positivo. Un esito decisamente positivo che mostra una tendenza alla diminuzione dei contagi se comparato al 28% dello scorso 23 marzo. 

Il rischio adesso è che le forniture di kit delle regioni potrebbero non reggere questi ritmi. A lanciare l'allarme sono gli amministratori locali. L'emergenza pandemica è ormai diffusa in tutto il mondo e la corsa all'accaparramento dei reagenti è globale. Lo rivela un'inchiesta pubblicata da Il Mattino, che cita un esperto, secondo il quale le scorte potrebbero finire addirittura entro una settimana. 

"In Italia le scorte stanno per finire. In meno di una settimana, se non c'è un intervento rapido, le regioni non potranno più eseguire i test perché mancano i reagenti chimici", si riferisce. 

L'allarme delle regioni

"La situazione è sempre più in salita - denuncia Zaia, governatore del Veneto - perché mancano i reagenti, mancano i bastoncini e mancano i kit. Manca tutto e dobbiamo fare in casa tutto".

Gli fa eco la regione Lazio che parla attraverso la voce dell'assessore regionale alla Salute. "Stiamo facendo uno sforzo enorme. - spiega D'Amato - Abbiamo scritto un documento per la sorveglianza degli operatori sanitari, per i quali si prevede di effettuare il test per ogni operatore considerato a rischio. Ma adesso l'allarme riguarda le forniture di kit di estrazione RNA e DNA, da parte della società fornitrice, è in corso un accaparramento mondiale". 

L'Iss conferma questa situazione globale di difficoltà nell'approvvigionamento dei kit per l'esame. 

La produzione di tamponi

La carenza dei kit è legata all'esplosione dell'epidemia negli Usa, dove si trovano le maggiori società produttrici di kit diagnostici. Adesso che il Paese è stato colpito dall'epidemia è più difficile importare i dispositivi. La carenza non è tanto quella dei tamponi, quanto quella dei reagenti utilizzati per l'elaborazione dell'esame. 

Gli attuali test potrebbero essere sostituiti dai cosiddetti "tamponi rapidi". Questi dispositivi, però, sono considerati meno affidabili. La Spagna ha dovuto "buttare" 640 mila tamponi risultati difettosi, mentre in Francia è morta una ragazza di 16 anni perché il test eseguito aveva dato per ben due volte esito negativo. 

 

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