08:55 10 Aprile 2020
Italia
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Coronavirus, situazione in Italia (20 marzo - 26 marzo) (101)
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Un’azienda di Brescia vende mezzo milione di tamponi per i test coronavirus agli Stati Uniti e scoppia la polemica, prima mediatica, poi social. “Quei tamponi sarebbero serviti agli italiani” diventa lo slogan. Ma è andata proprio così?

L’articolo pubblicato da Repubblica a firma Gianluca di Feo era stato molto chiaro ma dal tono anche piuttosto polemico e non avrebbe potuto far altro che suscitare reazioni emotive a partire dai social.

“Prodotti nell'area focolaio dell'epidemia in Italia, sarebbero bastati per le esigenze di tutto il Nord. I kit diagnostici sono stati invece venduti agli Usa e trasferiti con un aereo militare”, si legge nel cappello dell’articolo apparso ieri 19 marzo e che oggi rimbalza sui social.

Con poco più di 100mila test eseguiti finora e con tutte le nostre regioni colpite dal contagio che invocano diagnosi di massa per isolare gli infetti e rallentare la crisi per dare tempo agli ospedali di rifiatare, una notizia del genere non avrebbe potuto fare altro che sollevare un vespaio.

La fornitura gli statunitensi sono venuti a prelevarla con un cargo C-17 d’emergenza della Guardia nazionale americana e la notizia è stata confermata dal portavoce del Pentagono Jonathan Hoffman dopo che una foto del gargo era finita su Instagram per poi essere rimossa. Tutto questo ovviamente ha contribuito a gettare benzina sul fuoco.

Alla fine all’azienda fornitrice, la Copan Diagnostic, proprio di Brescia, epicentro della crisi coronavirus nel nostro Paese, non è restato altro che rispondere alle accuse con un’intervista pubblicata su di un altro grande giornale mainstream italiano, il Corriere, che in genere si trova piuttosto in sintonia con le linee editoriali de La Repubblica, ma che questa volta si è trovato a contraddirne le tesi.

La Copan, che da sempre si occupa di produrre tamponi ed è un’eccellenza italiana che esporta in tutto il mondo, ha spiegato che, proprio a causa dell’emergenza da coronavirus, ha aumentato la propria produzione lavorando h24 arrivando a produrre la bellezza di ben 10 milioni di tamponi a settimana.

I tamponi vengono acquistati dall’Italia come da tanti altri governi stranieri, tra cui non solo Stati Uniti ma anche Giappone, Corea del Sud e la stessa Cina. Per altro hanno una sede anche in California.

“In questo momento stiamo producendo oltre dieci milioni di tamponi a settimana. Vengono impiegati per raccogliere e conservare i campioni, i quali poi vanno sottoposti ai test diagnostici sul Covid-19. Ne stiamo fornendo in Italia, in Europa, nel mondo. Non c’è mancanza di tamponi in Italia. Il tampone è una cosa, l’esame è un’altra”, ha spiegato Lorenzo Fumagalli, il responsabile dell’ufficio legale della Copan a Maurizio Caprara del Corriere.

Nel seguito dell’intervista si scopre che, sì, sono stati effettuati finora solamente 100mila test, ma la stessa Copan di tamponi ne ha già consegnati più di un milione ai committenti italiani.

“Non c’è mancanza di tamponi in Italia. Negli accertamenti per verificare la presenza del virus Sars-CoV-2 il grosso problema è un altro: la capacità dei laboratori nell’eseguire la quantità di esami necessaria”, una questione di tempi quindi, secondo il rappresentante dell’azienda, non di insufficienza di materiali a disposizione.
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