06:58 30 Novembre 2020
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Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
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Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia propone di tracciare gli italiani attraverso gli smartphone, per verificare dove si trovano e se rispettano decreti e ordinanze.

Anche il presidente della Regione Veneto Luca Zaia si aggiunge al coro di quanti credono che tracciare i cittadini attraverso gli smartphone sia un utile ausilio al contenimento del nuovo coronavirus.

Zaia ha coscienza del fatto che vi è un oggettivo problema di privacy, ma siamo in una situazione di emergenza straordinaria afferma a Radio24 dove è stato ospite questa mattina.

Se fossimo in guerra, qualcuno direbbe che “quando parlano le armi, la legge tace”.

La proposta non è una novità, è stata avanzata alcuni giorni fa da Matteo Renzi, il quale prendeva come esempi la Corea del Sud, dove il tracciamento già avviene, e Israele che intende addirittura schierare i servizi segreti per controllare i cittadini che trasgrediscono le norme straordinarie.

La Regione Lombardia ha già i dati aggregati

La Regione Lombardia ha già ottenuto dalle compagnie telefoniche i dati aggregati degli spostamenti dei cittadini lombardi: ne abbiamo dato notizia nell’articolo sulla situazione a Brescia.

Cosa significa dati aggregati, che nessuno in Regione Lombardia conosce chi si è spostato, da dove e verso dove, ma hanno la dimensione generale dei flussi. Tali dati aggregati mostrano che la moral suasion sugli italiani funziona, ma ancora c’è margine per ridurre gli spostamenti.

Siamo già tutti tracciati

Qui il problema non è se tracciare o non tracciare gli spostamenti degli italiani, perché anche chi ha solo un vecchio modello di cellulare, per il fatto stesso di averlo e di utilizzarlo nella sua vita quotidiana, è naturalmente tracciato negli spostamenti dal suo operatore telefonico. Quest’ultimo non lo fa certo per spiarci, ma per fornirci il servizio di telefonia mobile.

Se utilizziamo uno smartphone, invece, ebbene con molta probabilità avremo l’info posizione attiva e in questo caso a tracciarci sono davvero in tanti, a partire dai satelliti della costellazione GPS.

Quindi, il problema non è se tracciare o no gli italiani, ma è se le autorità di polizia giudiziaria potranno utilizzare tali dati per monitorare gli spostamenti di quanti dovrebbero stare a casa e non lo fanno violando i decreti del governo e le ordinanze delle regioni.

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