03:57 29 Novembre 2020
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Dopo la scelta del Ministro degli Esteri Di Maio di pronunciare in pubblico, ad un evento il 12 febbraio, il termine Coronavirus utilizzando la pronuncia inglese, l'Accademia della Crusca ha reagito al fatto definendo la scelta come discutibile e categorizzandola come episodio di "snobismo".

L'Accademia della Crusca ha reagito all'utilizzo, da parte di Luigi Di Maio, della pronuncia inglese per il termine Coronavirus definendolo un episodio caratterizzabile dai linguisti come "snobismo", come si può leggere in un testo dal titolo "In margine a un'epidemia: risvolti linguistici di un virus", pubblicato sul sito internet della stessa Accademia.

In questo articolo il Presidente dell'Accademia Claudio Marazzini parla delle motivazioni che possono aver spinto il Ministro Di Maio ad aver pronunciato all'inglese il termine invece che in italiano, ma tende a precisare che si tratta di una riflessione per cercare di alleggerire la tensione dovuta alla situazione di emergenza italiana, un po' "come fecero i dieci giovani del Decameron che scelsero di raccontare novelle al tempo della grande peste del 1348".

"La reazione dei giornali e della Rete è stata molto intensa, secondo lo stile dei media, con una buona dose di sbeffeggiamenti. Salvatore Sgroi, linguista controcorrente e libertario, è intervenuto a difesa: se coronavirus è un anglismo, non è un peccato mortale pronunciarne il nome all'inglese. La voce di questo linguista è stata forse l'unica che si è levata a difesa dell'uomo politico. Ho espresso subito all'amico Sgroi il mio consenso, perché condivido perfettamente la sua difesa condotta contro chi magari dimentica che altre parole anglo-latine vengono comunemente anglicizzate, come mass-media pronunciato 'mass-midia', o Juventus stadium pronunciato 'Juventus stedium'", si legge nella sezione dell'articolo dedicata a Di Maio, dove le parole del Presidente Marazzini non sono a favore ma neanche contro l'uso degli anglicismi, definendolo appunto un caso di snobismo.

​"La scelta del ministro resta discutibile e poco opportuna, ed è ascrivibile alla categoria di quello che i linguisti chiamano “snobismo”: avrà sentito pronunciare così da colleghi o esperti esteri, e l’ha ripetuto a sua volta in italiano. Di fatto, in tutto il mondo, chi usa l’inglese, non dice solo “coronavairus”, ma anche "vairus" per virus, a differenza degli italiani. Ciò significa che gli italiani, in questo caso, per fortuna, a differenza di quanto accadde per la scelta di “stedium” e “midia”, non hanno avvertito virus e coronavirus come anglismi. Quindi non si tratta di scegliere come si vuole, ma di attenersi a un uso stabile, consolidato e dominante", conclude Marazzini. 

 

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