15:54 28 Marzo 2020
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Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
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Osservando i dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in molti si sono accorti che i conti non tornano. Com’è possibile che lo stesso identico virus abbia una letalità dello 0,8% in Corea del Sud e sia salito al 6,6% in Italia raddoppiando in poco tempo? Una indagine della Reuters prova a fare luce su questo mistero.

In realtà sarebbe tutto molto semplice e legato alle diverse strategie adottate dai due Paesi per combattere il virus. Pur partendo da situazioni molto simili le due nazioni avrebbero poi diversificato le loro strategie nonché tattiche per far fronte all’emergenza, questo il risultato dell’indagine pubblicata dalla Reuters a firma Emilio Parodi, Stephen Jewkes, Sangmi Cha e Ju-min Park.

Entrambi i Paesi hanno scoperto molto presto, e su iniziativa individuale di singoli medici che avevano agito contraddicendo le direttive generali dell’OMS che volevano i test solo sui viaggiatori provenienti dalla Cina, che il virus era entrato nella fase di diffusione interna. Inizialmente entrambi hanno iniziato con i tamponi agli ammalati ma anche ai parenti e conoscenti entrati in contatto con i primi infetti. Anche i tassi di letalità all’inizio erano simili. Poi però sono andati velocemente a diversificarsi perchè l’Italia ad un certo punto ha smesso di puntare ad individure quanti più malati possibili ma si è limitata a registrare i più gravi scegliendo infine di giocare tutto sulla strategia delle chiusure e del 'io resto a casa' per rellantare il più possibile l’epidemia di modo da dare tempo agli ospedali di rifiatare.

La Corea del Sud ha invece puntato sulla strategia investigativa – cercare di individuare quanti più casi possibili per andarli a prendere uno a uno e isolarli. Quindi hanno fatto tamponi anche agli asintomatici purché sospettati di essere potenziali veicolatori. Aumentando il denominatore dei controlli è aumentato quello dei contagiati, comprendendo anche gli individui dotati di organismo che ha reagito al virus in maniera egregia, finendo ovviamente per registrare un tasso di letalità molto più basso.

Da una parte questa potrebbe essere una buona notizia – la letalità reale del virus potrebbe essere molto più bassa, dall’altro potrebbe avere un risvolto negativo – il reale numero dei contagi in Italia potrebbe essere enormemente più alto.

La differenza tra letalità in Italia e Corea del Sud non è l’unico dato incongruente pubblicato dall’OMS, i tassi di Germania e USA per esempio, per motivi tra loro opposti, anch'essi convincono poco e debbono necessariamente avere una spiegazione logica probabilmente legata alle diverse strategie adottate dai due Paesi. La lotta al virus passerà necessariamente oltre che dalla raccolta dei dati, dalla corretta analisi e interpretazione degli stessi, di questo sempre più analisti sono convinti.

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