17:02 05 Luglio 2020
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Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
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La Società degli anestesisti e dei rianimatori emana un documento duro con raccomandazioni per i medici. Nelle condizioni di emergenza scegliere il paziente con 'maggior speranza di vita'.

Tutte le regioni italiane si preparano agli scenari peggiori. Gli ospedali hanno interrotto le visite ambulatoriali e le operazioni non urgenti per riorganizzare i reparti e creare in poco tempo delle terapie intensive dove collocare i pazienti più gravi affetti da Covid-19.

Questo non sta avvenendo solo nelle regioni con i focolai più gravi ma in tutta Italia. Ovunque si provvede ad allestire e convertire presidi ospedalieri per fare fronte all’eventuale crisi pandemica. Nel Lazio nascerà nelle prossime tre settimane il “Lazzaro Spallanzani 2”, ovvero il presidio Columbus. In Campania, a Napoli, l’ospedale Loreto Mare, in via di dismissione, subirà dei lavori straordinari per essere attrezzato in breve tempo ad accogliere casi affetti da Covid-19 che necessitano di terapia intensiva.

Ma avviene così in tutta Italia e non è detto però che basti e allora?

Gli anestesisti rianimatori si preparano a scegliere

La SIAARTI, la Società italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva, ha redatto un documento, che vuole essere solo una raccomandazione per anestesisti e rianimatori, ma che parla molto chiaro:

“In una situazione così complessa, il medico può trovarsi a dover prendere in breve tempo decisioni laceranti da un punto di vista etico oltre che clinico: quali pazienti sottoporre a trattamenti intensivi quando le risorse non sono sufficienti per tutti?”

E la SIAARTI aggiunge precisando:

“Non è la SIAARTI, con questo Documento di Raccomandazioni, a proporre di trattare alcuni pazienti e di limitare i trattamenti su altri. Al contrario, sono gli eventi emergenziali che stanno costringendo gli anestesisti-rianimatori a focalizzare l’attenzione sull’appropriatezza dei trattamenti verso chi ne può trarre maggiore beneficio, laddove le risorse non sono sufficienti per tutti i pazienti”.

L'epidemia del coronavirus in Italia
© Sputnik . Alessandro Rota

Cosa significa tutto ciò?

Significa che se, come in alcuni ospedali delle zone rosse potrebbe avvenire presto (o sta già avvenendo?), ci si dovesse trovare in una situazione in cui si presentano un giovane di 35 anni con complicazioni respiratorie gravi da Covid-19 e un 75enne con il medesimo quadro clinico, ma non ci dovessero essere posti per entrambi in terapia intensiva, sarà il primo a entrarvi e il secondo dovrà affidarsi alla mano di Dio.

Bisogna essere tutti più responsabili

Ecco perché l’invito alla responsabilità più volte rilanciato da politici, esperti, e anche dai media, non è da lasciare cadere nel vuoto.

Se si dovesse presentare lo scenario più complesso, per intenderci, come a Wuhan, quello che i medici potrebbero fare è privilegiare la “maggior speranza di vita”.

Non rendiamoci responsabili di ciò.

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