19:33 29 Settembre 2020
Italia
URL abbreviato
0 46
Seguici su

Dopo le denunce di casi di sfruttamento e l'ammissione che molte consorelle vivono sindromi di burnout, le suore rivendicano ora un orario lavorativo più equo.

Le denunce di sfruttamento delle consorelle accompagnate da umiliazioni e mortificazioni e l'ammissione di sindromi di burnout sono state seguite da rivendicazioni da parte delle consorelle per maggiori diritti: un migliore e più equo orario lavorativo, accompagnato da buste paga più adeguate per diminuire il divario del gender pay gap.

Finora la discussione della Chiesa era incentrata su come deve essere quantificato l’impiego delle suore nelle strutture degli ordini e la remunerazione delle sorelle è passato sempre in secondo piano, principalmente per il motivo che le religiose fanno voto di povertà: ricevono uno stipendio, 800/900 euro al mese per le loro mansioni, ma devono restituire tutto all’ordine di cui fanno parte.

Per la questione dell'orario, interessante è la proposta di Maryanne Lounghry, suora della Misericordia, psicologa, membro del Consiglio della Commissione internazionale cattolica sulle migrazioni e consulente per il suo governo, ricercatrice al Boston College e all’Università di Oxford:

"La disparità di genere è uno dei nodi, dobbiamo chiederci cosa succede nella nostra Chiesa e nel Paese in cui operiamo. [...] La proposta è quella di scrivere un codice di comportamento, così come esistono le Linee guida per la tutela dei minori. Prassi e regolamenti servono per negoziare necessità, obblighi, diritti; c’è sempre stato qualcuno che l’ha fatto al nostro posto, ma ora nelle congregazioni sono arrivate sorelle più preparate", ha sentenziato suor Maryanne.

La proposta riguarderebbe una specie di contratto negoziato per regolare le mansioni svolte dalle consorelle.

"È fondamentale che una suora sappia cosa può chiedere e cosa non può esserle chiesto. Ciascuna dovrebbe avere un codice di condotta, una lettera di accordo con il vescovo o con il parroco; dovrebbe poter dire al padre o alla sorella: ’Sai, ho lavorato 38 ore questa settimana, non posso lavorare domenica e tornare di nuovo lunedì, ho bisogno di un giorno di riposo", ha concluso suor Maryanne.

"Il voto di povertà non implica una vita di miseria. Senza sussidi garantiti si impara a rispettare il denaro. Quello che noi facciamo è mettere in comune tutte le risorse", dice ad esempio suor Naike, responsabile comunicazione di una diocesi.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook