04:35 31 Marzo 2020
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Rosaria Costa, vedova di Vito Schifani, l'agente della scorta di Giovanni Falcone , è diventata il simbolo dell'antimafia per le sue indimenticabili parole durante i funerali delle vittime della strage di Capaci.

La memoria della strage di Capaci è legata a quelle parole pronunciate da una giovane donna in lacrime, in una chiesa di Palermo: "Io vi perdono, ma voi vi dovete inginocchiare".

Erano i funerali di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e della scorta, e quella donna era Rosaria Costa, vedova dell'agente Schifani, simbolo di una nuova Sicilia che nel 1992 diceva "basta" alla mafia, dopo una intensa e lunga stagione di sangue. 

A distanza di tanti anni si torna a parlare della famiglia di Rosaria Costa, perché il fratello Giuseppe è tra gli 8 arrestati per associazione mafiosa nell'operazione antimafia della Dia di Palermo, che ieri ha portato alla cattura del boss Gaetano Scotto. 

Giuseppe Costa, che ufficialmente di mestiere fa il muratore, è considerato dagli inquirenti l'"addetto" alla riscossione del pizzo per conto della cosca mafiosa degli Arenella, una delle famiglie più influenti e rappresentative del mandamento di Palermo-Resuttana. Lui, invece, sarebbe personalmente affiliato alla famiglia della Vergine Maria.  

Costa gestiva le estorsioni e teneva la cassa. Persuadeva con metodi intimidatori commercianti e imprenditori a pagare il pizzo. Il denaro estorto serviva al sostentamento delle famiglie degli affiliati finiti in carcere. Una vera e propria tassa riscossa a ristoranti, negozi, imprese del quartiere per garantire il "welfare" mafioso. 

Per gli inquirenti Giuseppe Costa è interno alla cosca e pienamente inserito nelle dinamiche mafiose. Il suo ruolo e il suo vincolo con Gaetano Scotto, sono emersi grazie a un trojan piazzato nel cellulare del boss, che ha svelato tutte le conversazioni fra i due. Costa consegnava il denaro riscosso direttamente a Scotto. 

Rinnega la sorella

Come succede in molte famiglie mafiose, il Costa non aveva tollerato il legame della sorella con la scorta di Falcone e la sua attività di testimone di giustizia. Per questo ne aveva preso le distanze e l'aveva rinnegata.

Questo particolare emerge dalla testimonianza del collaboratore di giustizia Maurizio Spataro.

Costa si "comportato bene, perché aveva preso le distanze dalla sorella" in maniera plateale. 

A Spataro lo racconta il boss Giovanni Bonanno, che su Costa mette la mano sul fuoco e lo fa suo messaggero fidato. Il boss, inoltre, aveva assegnato a Costa la custodia delle armi degli uomini d'onore. 

 

 

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Mafia, Sicilia, Italia
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