21:03 06 Aprile 2020
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La Cassazione ha accolto il ricorso contro la decisione della Corte d’appello di respingere la richiesta di rettificazione del prenome da Alessandro a Alexandra, bollando la scelta come un "capriccio": grazie a questa delibera la scelta del nome dopo il cambio di sesso sarà libera, indipendentemente da quello precedente.

Nel caso di cambio di sesso di Alessandro diventato Alexandra, per la Corte territoriale non c’era la possibilità di indicare un nome del tutto nuovo: l’unica possibilità era la conversione del vecchio nome dal maschile al femminile. I giudici territoriali avevano dato il via libera al nuovo nome, che era stato però rifiutato in primo grado perché non era sto completato il percorso di transizione dal genere maschile al femminile.

Accertato che i caratteri sessuali e identitari non corrispondevano più al sesso attribuito alla nascita, i giudici di secondo grado avevano ordinato agli ufficiali di stato civile di fare le conseguenti modifiche anagrafiche e rettificare il registro. All’attribuzione del sesso femminile non può che corrispondere un nome femminile, ma i giudici non hanno inizialmente accontentato il ragazzo che voleva che voleva cambiare il proprio nome in Alexandra, considerando la richiesta "una pretesa ascrivibile ad un desiderio di carattere meramente voluttuario". Per la Corte d’Appello il nuovo nome doveva essere Alessandra.

Tuttavia la Cassazione ha accolto il ricorso, poiché l’attribuzione del nuovo nome non è espressamente disciplinata dalla legge 164/1982 sulla rettificazione e attribuzione del sesso, ma dichiara solo che il nome sulla carta d'identità deve corrispondere al sesso della persona. Nessuna obiezione alla scelta di un nome a piacere da parte di un soggetto adulto.

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