07:55 10 Aprile 2020
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Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
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Il 17enne rimpatriato da Wuhan, era stato lasciato a terra per ben due volte a causa della febbre. E' risultato negativo al test, lo Spallanzani assicura: "Sta bene".

"Mi sono detto: se vai in panico non risolvi nulla". A parlare è Niccolò, il 17enne di Grado bloccato a Wuhan a causa dello stato di febbre in cui si trovava. Due volte ha provato ad imbarcarsi nell'aereo speciale per i connazionali in Cina, ma è rimasto a terra per i protocolli sanitari. E' rientrato sabato a Roma, su disposizione della Farnesina, a bordo di un aereo militare.

Niccolò ha parlato alla stampa italiana per raccontare come ha vissuto quei momenti di attesa e preoccupazione. 

Il volo del 3 febbraio

"La prima volta sono arrivato all’aeroporto di Wuhan il 3 febbraio - spiega Niccolò al Corriere della Sera -, pensavo di tornare subito a casa, ma ai controlli mi hanno misurato la temperatura, era 37,7. Mi hanno detto che non era possibile prendermi a bordo, per vari protocolli. E sono rimasto in aeroporto ad aspettare".

Niccolò è stato trasferito in ospedale per gli accertamenti previsti e i test effettuati hanno dato esito negativo. E' stato quindi condotto in un albergo, in continuo contatto con la diplomazia italiana, nell'attesa della guarigione. 

"La prima notte non ho capito subito quello che stava succedendo - ha raccontato - ho telefonato ai miei genitori e pensavo che erano lontani e mi aspettavano. Subito dopo all’ambasciata ho avuto un po’ di paura, ma panico mai".  "La febbre mi faceva arrabbiare - ha aggiunto -perché non avevo nessun sintomo, non sentivo nemmeno i brividi, sapevo di averla solo perché me la misuravano".

Il secondo volo

Il 9 febbraio un altro volo, organizzato dalla Gran Bretagna in collaborazione con diversi paesi Ue, avrebbe dovuto riportare finalmente Niccolò in Italia. Ma anche questa volta le autorità mediche rilevano una temperatura corporea troppo alta, che non permette l'imbarco. 

"Sono uscito solo per tornare in aeroporto - prosegue - dove c’era un volo degli inglesi. Ma mi hanno preso ancora la temperatura ed era 37,4 e anche lì hanno deciso che non potevo salire". Niccolò racconta: "mi sono arrabbiato, non era possibile, ancora la febbre che io non mi sentivo di avere".

Il rientro con il volo militare italiano

Dopo a questi due tentativi falliti, arriva la decisione del ministro degli Esteri Luigi Di Maio che dopo aver sentito il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il Commissario Straordinario Angelo Borrelli, decide di riportare Niccolò a casa su un volo militare italiano.

Il 15 febbraio, isolato in bio-contenimento, lo studente 17enne fa ritorno a casa. 

"Non è stato scomodo - racconta - Ero lì disteso sulla barella, chiuso e ho dormito per dieci ore, quasi tutto il viaggio, mi sono svegliato poco prima di atterrare a Pratica di Mare. Diciamo che è stato un po’ surreale, mica ti capita tutti i giorni di essere trasportato in bio-contenimento". 
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Cina, Italia, Coronavirus
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