22:54 17 Febbraio 2020
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In un'intervista rilasciata a IlSole24Ore, la responsabile della valutazione dei debiti sovrani dell’agenzia di rating Moody's, ha rivelato candidamente che i rating vengono calcolati anche in base a valutazioni puramente politiche. Nel caso dell’Italia ha tirato in ballo nientemeno che ‘il populismo’.

Le aziende di rating sono quelle aziende che si occupano di analisi finanziaria a livelli talmente avanzati, a loro stesso dire, da essere in grado di certificare intere nazioni. Ma a loro chi le certifica? E se i loro parametri di giudizio, dai quali dipende la fiducia e il credito di intere nazioni, fossero determinati non solo da parametri economici oggettivi ma anche da scelte talvolta puramente politiche?

Avere un rischio debito classificato Aa2 non è niente affatto uguale ad un rischio debito Ba2. Sui mercati la differenza significa maggiore o minore fiducia, il che si traduce in un costo del debito più o meno alto. In pratica gli interessi delle obbligazioni dello Stato potrebbero essere anche molto più alti. Il che per altro si traduce in un peso che grava su tutti i cittadini.

Di fatto le agenzie di rating sono aziende sì private, ma sono loro ad avere potere sugli Stati. Il trionfo del neoliberismo si potrebbe dire. E se i sospetti di coloro finora classificati null’altro che complottisti fossero veri? Cioè che le agenzie di rating operino anche su base di considerazioni puramente politiche? Sarebbe un bel guaio. Significherebbe che potrebbero loro stesse influenzare non solo l'economia, involontariamente, ma anche la politica sovrana di intere nazioni, volontariamente.

Ebbene, Kathrin Muehlbronner, senior vice president Sovereign Risk dell' agenzia di rating Moody's, la più grande agenzia di rating al mondo, proprio oggi a IlSole24Ore, ha rilasciato un’intevista nella quale, come fosse la cosa più naturale del mondo, conferma tutto ciò che di peggio si era sempre sospettato:

“Un aspetto che monitoriamo con attenzione è la diffusione del populismo tra la popolazione in Europa. E anche in Italia. Se la maggioranza dei cittadini si accosta a idee o partiti populisti, ovviamente non possiamo non tenerne conto”, questo ha detto.

Chiaro che se avesse detto che un’agenzia di rating non può non tener conto della qualità e tenuta anche politica di un Paese perché anche da quella dipende la qualità e affidabilità economica della nazione, allora non ci sarebbe stato nulla di particolarmente scandaloso.

Ma qui il riferimento è più specifico – se vengono votati determinati partiti politici, pre-classificati come populisti, allora potrebbero esservi problemi. Su questo punto ‘Il Giornale’, media notoriamente vicino alle posizioni di destra, in un articolo anch’esso appena uscito, ha avuto qualcosa da obiettare con vigore e ha parlato apertamente di vero e proprio “ricatto”.

Attualmente il rating dell’Italia è classificato BAA3, tagliato dal BAA2 che era prima dell’ottobre 2018. Significa che siamo in grado di far fronte ad impegni di medio periodo ed abbiamo un rischio di insolvenza medio. Nel lungo periodo puntare su di noi è un rischio, secondo Moody's, per cui chi ci affida il suo credito vuole in cambio tassi di interesse piuttosto alti.

Però potrebbe andare anche molto peggio, potrebbero darci una B con una A sola, oppure addirittura la C, e allora per affidarci credito, privati o altri Stati, spaventati dalla classificazione ‘rischio alto’, chiederebbero compensi spropositati.

Dipende quindi. Votare ‘populista’, ammesso che il termine significhi un modo di fare politica e non anch’essa una classificazione ‘a priori’, potrebbe farci perdere una A. Perdere una A significherebbe a sua volta un danno per l’economia dell’intero Paese. In pratica le agenzie di rating possiedono il potere della ‘auto-predizione’, possono cioè predire ciò che sono in grado di contribuire a far loro stesse accadere. Appunto quello che Il Giornale chiama, forse semplificando, ma forse anche senza esagerare – ‘ricatto’.

A proposito, la Moody’s, sede New York, proprietà del miliardario americano Warren Buffett, detto l’oracolo di Omaha, uomo più ricco del mondo 2008, è la stessa che concesse la tripla A (Aaa, massimo assoluto e supremo) alla Lehman Brothers, quella protagonista della più grande bancarotta della Storia dell’umanità. Eppure l’oracolo è ancora lì e possiede di fatto, lui privato, potere sul pubblico. Anche il nostro.

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