05:23 04 Agosto 2020
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Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
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Secondo il virologo la Cina potrebbe "barare" sul numero dei contagi e fornire un numero inferiore rispetto a quello reale. Tuttavia, rileva Burioni, il numero delle guarigioni è in aumento.

La Cina potrebbe barare sui dati forniti relativamente ai contagi. E' l'ipotesi che azzarda il medico Roberto Burioni sul suo blog, Medical Fact. 

Negli ultimi giorni la velocità del contagio sembra essersi ridotta. I casi di trasmissione del virus sono aumentati meno rispetto alle settimane precedenti. Ma attenti a lasciarsi pervadere dall'ottimismo, avverte Burioni. 

"Esiste la possibilità - scrive Burioni - che questo calo derivi da una sconcertante decisione della Cina: considerare casi confermati solo quelli che risultano positivi al test e hanno sintomi. In altre parole, chi ha il test positivo, ma non ha sintomi, non rientra nel conto".

Il 7 febbraio sarebbe stata emessa una direttiva che cambia le linee guida per il rilevamento dei casi da coronavirus. Secondo questa direttiva, spiega Burioni, solo i casi positivi e sintomatici sarebbero conteggiati come "casi confermati" di infezione. La fonte del medico è il tweet di un giornalista di Hong Kong, Alex Lam. Non sono pervenute conferme ufficiali delle autorità sanitarie o della stampa internazionale relativamente al cambiamento delle linee guida citato da Burioni. 

​Virus meno letale 

Ci sarebbe anche una buona notizia: la virulenza del 2019-nCov potrebbe essere diminuita. Il virologo fa notare il gap tra i casi di mortalità nella regione del Hubei, 871 decessi su 29.631 contagi, e il resto della Cina, 38 morti su 10.565 casi. 

Nella regione di Wuhan il tasso di mortalità è del 2,94% mentre nel resto del paese è quasi nullo (0,36%). Questo potrebbe voler dire che l'epidemia si sta normalizzando, diventando meno letale. 

"È ormai accertato che la prima ondata di contagi sia partita dallo Hubei - scrive Burioni -In altre parole, nello Hubei è sicuramente maggiore la percentuale di soggetti che è stata contagiata da un animale non ancora identificato (vi ricordate il mercato di Wuhan?), o da altri soggetti che erano stati appena infettati da esso. Cosa vuol dire questo? Una probabilità – ancora teorica, si badi bene – è che il virus stia pian piano adattandosi all’uomo, diventando così meno pericoloso. Non abbiamo ancora dati molecolari che lo confermano, ma chi conosce un po’ di virologia non può non considerare anche quest’ipotesi. Vedremo nei prossimi giorni".

A conferma di questa teoria c'è il numero delle guarigioni, 1.854 nello Hubei, pari al 6,26%, nel resto della Cina, invece, sono state segnalate 1.679 guarigioni, il 15,89%.

"In altre parole, nel resto della Cina non solo si muore meno che nello Hubei, ma si guarisce anche di più. Altro segno che potrebbe far pensare a un possibile adattamento virale, o quantomeno – e non è poco -, che una migliore gestione dell’emergenza ne permette di contrastare meglio le complicanze più gravi dell’infezione".

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