17:16 05 Luglio 2020
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La plastica italiana destinata al riciclo viene esportata in Malesia dove finisce in discariche a cielo aperto, con rischi per ambiente e salute. Lo rivela l'inchiesta di Greenpeace.

L'Italia avrebbe spedito illegalmente in Malesia tonnellate di plastica destinata al riciclo. Secondo i dati riferiti dall'unità investigativa di Greenpeace, da gennaio a settembre 2019, il 46% dei rifiuti plastici diretti in Malesia è uscito dalla filiera legale per finire in discariche abusive, alimentando il traffico illegale. 

Su 65 spedizioni effettuate nei primi nove mesi dello scorso anno, 43 sono state inviate a impianti privi di permessi per l'importazione di rifiuti dall'estero. Si tratta di 1.300 tonnellate di plastica da destinare al riciclaggio esportate illegalmente per via diretta, ovvero senza intermediari, a aziende non a norma. Per Greenpeace si tratta di un "importante traffico illecito di rifiuti con l'aggravante dell'associazione per delinquere transnazionale".

Le esportazioni in Malesia

La Malesia, secondo Eurostat, dal 2018 è tra i primi importatore di rifiuti plastici italiani. L'anno passato ha importato 7mila tonnellate di plastica per un valore di quasi un milione e mezzo di euro. Di queste solo 2.880 corrispondevano a rifiuti plastici destinati al riciclo, ma quasi la metà è finita in discariche in maniera illegale. 

Prima del 2018, la Cina riceveva il 42% della plastica non riciclabile italiana. Ma dopo lo stop del gigante asiatico, che non ha più voluto occuparsi dello smaltimento dei rifiuti italiani a causa degli alti costi in termini di salute e inquinamento, l'Italia anziché ridurre il consumo di plastica, ha cercato altri partner. 

E li ha trovati in Malesia, aziende che comprano illegalmente la plastica italiana aggirando le rigide normative. La Ue permette di esportare plastica solo in Paesi che possono riciclarla. A sua volta la Malesia può importare "esclusivamente plastica pulita e non contaminata". 

Invece, dalle rilevazioni del team di Greenpeace in Malesia, la normativa viene tutt'altro che rispettata. "Le immagini delle telecamere nascoste - si legge nel report - mostrano imprenditori malesi disposti a importare e trattare rifiuti italiani, sia plastica contaminata che rifiuti urbani, pur non comparendo nella lista delle aziende malesi autorizzate".

"Se quanto documentato fosse confermato dalla autorità, le contestazioni a carattere penale sarebbero elevate - precisa Paola Ficco, giurista ambientale e avvocatessa - e nello specifico saremmo di fronte ad attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, traffico illecito di rifiuti e associazione per delinquere transnazionale».

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traffico, rifiuti, Malesia, Italia
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