18:58 29 Novembre 2020
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Studente universitario a capo di una setta satanica, faceva stringere un patto con il diavolo ai suoi adepti per costringerli a rapporti sessuali. Tra le sue vittime anche due minori.

Uno studente universitario di Prato esercitava abusi di natura sessuale e psicologica su alcuni ragazzini, tra questi anche minori, che avrebbe attirato in una setta. Diceva di essere il diavolo, di potersi trasformare in vampiro o lupo mannaro e di avere la missione di salvare il mondo grazie ai suoi poteri soprannaturali. Fidelizzava i suoi adepti con un morso sul braccio e poi li obbligava a rapporti sessuali, paventando possibili disgrazie che sarebbero accadute ai loro familiari, se non avessero acconsentito. 

Questa è l'inquietante ricostruzione del pm Angela Pietroiusti, che sta conducendo l'indagine in seguito alla madre di una delle giovani vittime, che si era rivolta all'Osservatorio Nazionale sugli Abusi Psicologici (Onap) dopo aver notato un repentino cambiamento nei suoi due figli. 

Lui, il "diavolo", studente all'università di Firenze, si sarebbe posto a capo di una setta satanica "da lui appositamente costituita al fine di ottenere da ogni componente la cieca obbedienza e la totale accondiscendenza a qualunque sua richiesta", si legge nel decreto della procura. Le vittime degli abusi psicologici e sessuali sono tre ragazzi, due dei quali ancora minorenni, e una ragazza. 

Il patto con il diavolo

Lo studente-guru, dopo aver attirato le vittime nella sua rete, li legava a sé convincendoli a stipulare "il patto con il diavolo". Il rito avveniva attraverso una stretta tra le due mani sinistre.

Una delle sue performance per sbalordire i ragazzini e convincerli dei suoi poteri soprannaturali e della sua immortalità era quella di inscenare la propria morte: si faceva strangolare da un sodale, cadeva per terra fingendosi morto, e poi "resuscitava". 

In questo modo assoggettava le vittime sprovvedute e li teneva sotto il suo totale controllo. Utilizzava anche altri grotteschi strategemmi, come quello di fingere di impersonificarsi in altre entità cambiando voce e atteggiamenti. Faceva anche inalare incenso agli adepti per stordirli provocando loro nausea e spossatezza. Il fine era quello di abusare sessualmente delle sue vittime. 

Gli incontri della setta avvenivano nelle case vuote di proprietà delle famiglie oppure all'aperto, nei parchi, mentre gli abusi sessuali si consumavano nell'auto del capo della setta. Questo è quanto emerge dalle denunce dei fuoriusciti.

Tags:
Toscana, Polizia, setta, Italia
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