05:09 31 Marzo 2020
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Omicidio Luca Sacchi (20)
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Per il Tribunale del Riesame, Anastasiya Kylemnyk, non spacciava marijuana occasionalmente ma era ben inserita nel mondo della droga e potrebbe reiterare il reato. Queste le motivazioni con cui è stato respinto la richiesta di revoca delle misure cautelari.

Su Anastasiya Kylemnyk, la fidanzata di Luca Sacchi, il personal trainer ucciso lo scorso ottobre a Roma, pendono gravi indizi. Per questa ragione il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di revoca dell'obbligo di firma, avanzata dai legali della giovane donna, lo scorso 19 dicembre. 

Per i giudici, la ragazza che avrebbe svolto un ruolo di primo piano nella compravendita dei 15 kg di marijana, all'origine dell'omicidio del 24enne romano. Non sarebbe una pusher occasionale, ma ben inserita nel mondo dello spaccio. Inoltre ha fornito una versione "fantasiosa" e "inverosimile" degli eventi accaduti, anche dopo essere stata raggiunta dalle misure cautelari. 

L'obbligo di firma, specifica il Riesame, appare una misura "appena sufficiente" per prevenire il pericolo di reiterazione del reato.

Il pericolo di reiterazione del reato

Per il Riesame esiste la possibilità che la Kylemnyk sia la regista dell'operazione di acquisto di droga. "E' plausibile che abbia avuto un ruolo, se non di leader, di certo di promotore dell'affare", scrivono i giudici. 

"L'acquisto di ben 15 kg di marijuana - si legge nella motivazioni - denota uno stabile inserimento negli ambienti della droga da parte degli indagati, che evidentemente riforniscono ad una larga clientela". Per i magistrati si tratta di "un'attività  che certo non è episodica ma che viene svolta con abitualità".

Del resto Princi era inserito nel giro, si muoveva con scaltrezza e circospezione. Aveva 4 utenze cellulari, alcune delle quali intestate a stranieri, comunicava ai suoi clienti con un'app criptata. Circostanza da cui si evince "estrema cautela e professionalità, tipica di soggetti abituati a dinamiche criminali", scrivono i giudici.

Anastasiya, dal canto suo, avendo deciso di non rispondere al gip, dimostra "di non voler interrompere i rapporti con gli ambienti criminali, in prospettiva di futuri affari".

Per questa ragione "sussiste un concreto pericolo di reiterazione del reato, in ragione delle modalità del fatto e della personalità degli indagati".

Le bugie di Anastasiya

Per il Riesame la Kylemnyk ha mentito in maniera sistematica. Sia all'inizio, quando ha sporto denuncia, che in seguito, raccontando versioni "fantasiose" dello svolgimento dei fatti.

La giovane ha taciuto sui soldi tenuti nello zainetto e sul ruolo di Princi. Secondo i magistrati ha "cercato di sviare le indagini dal vero scopo della sua presenza davanti al pub". 

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