07:07 23 Febbraio 2020
Italia
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Bufera su Stephan Schmidheiny, proprio poco prima della decisione che il gup dovrà prendere sul suo rinvio a giudizio per il processo ‘Eternit bis’. In un’intervista a un media svizzero ha detto che prova odio per l’Italia, che il nostro è un Paese fallito e che non ha nessuna intenzione di andare in un nostro carcere.

L’intervista, pubblicata originariamente sul quotidiano svizzero “Nzz am Sonntag” qualche mese fa, era passata inizialmente inosservata, fino a che non è stata ripresa dal quindicinale AreaOnline, anch’esso svizzero ma che pubblica in lingua italiana. Da lì al giro dei social e all’indignazione in tutta Italia il passo è stato breve.

Stephan Schmidheiny si sente un perseguitato dalla giustizia italiana, anche se, a ben vedere, la giustizia italiana di fatto lo ha già graziato una volta con il processo Eternit 1.

In quell’occasione il Tribunale di Torino aveva condannato lui e il barone de Cartier sia in primo che secondo grado ma poi la Cassazione aveva annullato l’appello per avvenuta prescrizione. Nel frattempo le morti erano continuate a crescere e si era arrivati all’Eternit bis, per il quale appunto è attesa a breve la decisione preliminare del Giudice per le udienze preliminari che dovrà decidere se il processo dovrà tenersi o meno.

Alle compiacenti domande dell’intervistatore svizzero, Schmidheiny, che evidentemente aveva intenzione di ingraziarsi l’opinione pubblica svizzera facendosi passare da perseguitato politico in Italia, si è espresso nei seguenti modi: “Mi sono reso conto di provare dentro di me un odio per gli italiani...”, “Quando oggi penso all’Italia, provo solo compassione per tutte le persone buone e oneste che sono costrette a vivere in questo Stato fallito” , “Non ho intenzione di vedere una prigione italiana dall’interno”.

Insiste poi ripetutamente a provare a mettere in ridicolo il nostro sistema giudiziario e sostenere di essere una sorta di ‘perseguitato’ e ‘torturato’ dalla nostra magistratura e dal nostro Stato.

La risposta migliore a questa intervista probabilmente autoconfezionata è arrivata dalla Signora Assunta Prato, anch’essa a mezzo stampa, in cui a proposito dell’espressione ‘tortura di Stato’ utilizzata quantomai impropriamente dal magnate svizzero e dai suoi avvocati già in una recente udienza preliminare, scrive: “Sarebbe ‘tortura di Stato’ quella che chiede a un Tribunale di processare la persona che in una riunione con i maggiori dirigenti e manager in rappresentanza dei suoi stabilimenti in ogni parte del mondo, a Neuss in Svizzera, nel 1976, disse - Questi dati (sulla sicura cancerogenicità dell’amianto) non devono arrivare agli operai e ai cittadini”?

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