00:39 26 Novembre 2020
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Liliana Segre ricorda i campi di concentramento, del sentimento di vendetta che covò dentro di sé e di come lo superò quando ebbe concretamente la possibilità di uccidere un nazista.

Nessuno si oppose alla nostra deportazione ricorda la senatrice a vita Liliana Segre, davanti a numerosi giovani presenti al teatro Arcimboldi di Milano, durante l’incontro per la Giornata della Memoria.

“Mi ricordo, – dice la Segre – che ci deportarono a bordo di camion. Per le strade di Milano non c’era nessuno. Deserte. Nessuno si oppose alla nostra deportazione. Nessuno si mise davanti a quei camion per opporsi”.

Così racconta Liliana Segre, ormai più che novantenne testimone della deportazione degli ebrei italiani da Milano, dove lei era nata e viveva con la sua famiglia sterminata nei campi nazisti.

E ricorda anche che mentre era ad Auschwitz, il suo animo di era riempito di risentimento e di uno spirito di vendetta contro tutto ciò che stava subendo.

“Sognavo la vendetta”, ha detto ai giovani.

E la vendetta la ebbe a portata di mano con un tedesco, che avrebbe potuto uccidere raccogliendo la sua pistola. Ma non lo fece, in quel momento capì che non era come loro, non era come “quegli assassini”.

Invita poi i giovani a vivere pienamente la loro vita, rammaricandosi di avere 90 anni e di sentire di “avere pochi anni davanti”, perché dice la Segre, “la vita mi piace moltissimo”.

Infine il messaggio ai giovani:

“Il mio corpo è stato prigioniero, ma la mia mente no. Ho sempre pensato con la mia testa e così dovete essere anche voi, non come quelli che seguono quelli che gridano più forte”.

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