12:26 25 Gennaio 2020
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Tra i terreni per cui i clan di Tortorici ricevevano contributi dalla UE, anche la "Sughereta" di Niscemi, dove sorge l'impianto satellitare MUOS dell'US Navy.

C'era anche il terreno in concessione alla marina militare Usa, su cui sorgono le antenne satellitari del MUOS, tra quelli coinvolti nella maxi operazione contro la mafia dei pascoli, per la truffa dei contributi alla UE. Una nuova strategia delle cosche di Tortorici, nei Nebrodi, con la doppia finalità di ricevere indebitamente i finanziamenti, da Stato e UE, e controllare il territorio. 

La base militare statunitense configurava tra i 42 terreni dati in affitto all'imprenditrice Katia Crascì, classe 1979, di Tortorici. L'azienda agricola della Crascì, secondo quanto riporta il quotidiano locale La Sicilia, di fatto non esisterebbe: non esistono i capi di bestiame, né registri contabili, né dipendenti. Una ditta fantasma. 

Esistono i contratti di affitto, ma gli intestatari dei terreni risulterebbero morti da decenni. Decenni prima della stipula della firma, per l'esattezza. Alcuni dei terreni del calatino, che risultano in affitto alla Crascì, sono di "proprietà del Demanio Pubblico dello Stato Ramo Difesa Aeronautica". Ovvero sono i terreni dati in concessione alla marina militare USA su cui sorgono le installazioni del MUOS.   

In base alle carte presentate dalla Crascì per i contributi europei, la Difesa avrebbe invece dato le particelle in comodato d'uso a un certo Luigi Immordino e infine concessi all'azienda della Crascì.

Insomma, con un sistema di false intestazioni e comodati d'uso la mafia dei Nebrodi riusciva a fare soldi, truffando la UE e lo Stato, persino dentro le basi militari statunitensi. In base a quanto emerge dall'inchiesta, che ha portato a 94 arresti nel messinese, era possibile ottenere una attestazione falsa dei terreni grazie alla connivenza di operatori dei Centri di assistenza agricola, che individuavano telematicamente i terreni non attivi e poi li indicavano agli indagati che se ne facevano titolari anche grazie a prestanome e infine richiedevano i contributi europei. 

Tags:
Mafia, Sicilia, Italia
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